Dopo l’ennesimo arresto di amministratore giudiziario, il presidente di Telesud, Massimo Marino, nell’approfondimento di oggi, dice la sua su un fenomeno sempre più preoccupante

Saguto, Cappellano Seminara, Miserendino, Lipani. Un elenco cui si potrebbero aggiungere, per estensione, tante altre “star” come Montante, Ingroia e molti altri. Tutti, a vario titolo, stramazzati nella polvere dopo anni di brillare nel firmamento Antimafia. L’ultimo a rotolare è stato il commercialista palermitano Maurizio Lipani; tratto in arresto per aver “allegramente” gestito, per usare un eufemismo, i beni della famiglia Agate di Mazara del Vallo. La Procura gli ha sequestrato, preventivamente, 335 mila euro. Questo l’importo che avrebbe distratto in suo favore, indebitamente, dall’amministrazione giudiziaria delle società riconducibili al figlio del vecchio capomafia Mariano, Epifanio. Prima di lui, tanti colleghi; tutti palermitani: Cappellano Seminara, a processo in quel di Caltanissetta con Silvana Saguto, ex presidente delle Misure di Prevenzione al Tribunale di Palermo, oggi radiata dalla magistratura e Luigi Miserendino, commercialista vicinissimo a Libera che non esitò a difenderlo pubblicamente, con la sua testata ufficiale, LiberaInformazione, con un surreale editoriale -quando venne arrestato sempre per presunti reati commessi durante il suo incarico di amministratore giudiziario- dove ci si domandava “se non fosse stata paura, quella di Miserendino, piuttosto che connivenza.” E che le intercettazioni “andrebbero ascoltate per coglierne le sfumature”. Un ultragarantismo raramente riscontrato a queste latitudini. Ma tant’è. Per estensione, dicevamo, possiamo citare l’ex superPm Antonio Ingroia; della “religione Montante” e dei suoi 14 anni di condanna in primo grado abbiamo ampiamente parlato. L’ex magistrato si è visto richiedere dalla Procura di Palermo 4 anni di carcere nel processo che lo vede imputato per peculato nell’amministrazione, non giudiziaria…,ma di sottogoverno crocettiano, della Sicilia E-Servizi. Ingroia ha tuonato indignato: “accuse assurde; mi aspettavo un grazie per le mie denunce. Ora che faccio l’avvocato ho visto tanti casi di mala giustizia in Italia.” Poverino, quando era procuratore, e certamente non disdegnava lo sbraitare dei tanti “manettari da tastiera” e non solo, non se ne era mai accorto. Intendiamoci, fino all’eventuale terzo grado di giudizio, il garantismo vale anche per loro. Ma credo che al di là delle sentenze “il sistema” emerso in questi anni sia tanto chiaro quanto allarmante. Al netto delle fattispecie penali, si è ricorso ad enfatizzare le amministrazioni giudiziarie, così come al peggior giustizialismo di maniera, lasciando sul campo -fallite per incapacità gestionali se non quando bellamente depredate.. – centinaia di aziende, imprenditori con connivenze tutte da dimostrare e ad oggi largamente non dimostrate.., e soprattutto migliaia di lavoratori siciliani. Non contenti, in queste settimane si è arrivati al paradosso: invece di sparire per la vergogna da un sistema cui non si è certamente estranei, visti i protagonisti, l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati, Libera e l’Eurispes, hanno ritenuto di battere cassa, tramite “il progetto Confiscati Beni 2.0”, per evitare il fallimento delle aziende sequestrate. In sostanza, denaro ai contribuenti per tenerle in piedi oltre il libero mercato. Con tanto di imprimatur di un altra superstar, Giancarlo Caselli, oggi nientepopodimenoche Direttore dell’Osservatorio sulla criminalità nel settore agro-alimentare. Organismo di cui, in effetti, si sentiva il bisogno. Mi chiedo come sia possibile non indignarsi, e purtroppo ancora oggi sono in tanti…, per ciò che oramai, palesemente, va oltre l’impudenza.

Massimo Marino

Presidente di Telesud