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E’ questa l’ipotesi investigativa della Dda verso i 29 indagati dell’operazione Scrigno

Tra le righe dell’avviso di conclusione indagini dell’inchiesta “Scrigno”, così come in precedenza nell’ordinanza di custodia cautelare, emerge, ancora una volta, un costume, una consuetudine: il tentativo di violare il confronto democratico delle elezioni, attraverso l’alterazione del consenso. I metodi sono i più diversi: la dazione di denaro, la promessa di posti di lavoro, la richiesta di intermediazione a fronte di promesse di denaro o favori, la garanzia di futuri vantaggi politici, la disponibilità ad inserimenti in liste elettorali. Tutti sistemi diretti al controllo, sia pure parziale del voto. Prova, alcuni episodi evidenziati dagli investigatori. E così, per gli inquirenti, l’on. Paolo Ruggirello avrebbe promesso l’assunzione della figlia di un mafioso di Mazara del Vallo presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani ed avrebbe accettato l’inserimento in una lista per elezioni comunali a Campobello di Mazara di una candidata imparentata con appartenenti alla mafia. Per l’ex deputato regionale, i PM sostengono, anche, la tesi investigativa che abbia consegnato al sodalizio mafioso 20 mila euro ed una promessa di altri 30 mila, probabilmente ad elezione avvenuta. Poi agli atti c’è il patto scellerato, nelle indagini dei PM, tra Pietro e Francesco Virga e Ninni D’Aguanno per sostenere la moglie Ivana Inferrera, candidata alle elezioni regionali, che per tramite di Leonardo Russo e Michele Alcamo si predispongono all’acquisto di un pacchetto di voti offrendo duemila euro e la promessa di assunzioni presso l’impresa dello stesso D’Aguanno. Luigi Manuguerra avrebbe “comprato” voti per il figlio Alessandro promettendo 10mila euro all’indiziato mafioso Francesco Orlando. Perfino un politico navigato come Vito Mannina, avrebbe avuto bisogno di un sostegno per se stesso e per la figlia Simona. Nell’avviso conclusioni indagini avrebbe promesso 5mila euro a Pietro Cusenza, per raggiungere l’impegno elettorale di Pietro Virga. Dall’indagine originaria, invece, sarebbero usciti l’ex consigliere Giovanni Maltese ed il commerciante Mimì La Russa, non presenti nell’avviso conclusioni indagini della DDA e, dunque, probabili destinatari di un provvedimento di archiviazione nei prossimi giorni.