Pubblicità
<tonno auriga

Nei giorni scorsi, la Procura ha notificato l’avviso conclusioni indagini per il professionista trapanese ed altri 5 indagati.

La Procura di Trapani accusa il notaio Francesco Di Natale di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente di tipo cocaina. Oltre che per lui, i PM hanno depositato, lo scorso 31 luglio, l’avviso conclusioni indagini per altri 5 indagati, fra cui la moglie del professionista, Giada Musillami. La coppia era balzata già negli scorsi anni agli onori della cronaca; nel gennaio 2016, infatti, la compagna venne arrestata per cessione di hashish a minore, in ambito familiare e nelle modalità di ipotesi lieve che tuttavia la portarono a patteggiare una condanna di poco superiore un anno, pena sospesa. Lui, invece, è tuttora a giudizio per peculato nell’ambito di alcuni ritardi nel versamento di imposte relative ad atti notarili stipulati, poi comunque versati con interessi e more alla Agenzia delle Entrate. In primo grado ha subìto una condanna a 4 anni e 6 mesi; a Palermo è in corso il processo d’appello. I fatti di questa vicenda, invece, risalgono addirittura al 2014 e 2015, seppur, stranamente, il procedimento è stato aperto nel 2016 e negli anni seguenti nessun altra presunta cessione gli sia stata imputata dai PM. Di certo, i sostituti procuratori Andrea Tarondo e Sara Morri sono stati “molto duri” tanto da “chiedere il comma 1” e non il quinto, ovvero la cosiddetta “ipotesi lieve”. Infatti, tranne che per Giuseppe Evola, 48enne di Balestrate, cui gli investigatori avrebbero riscontrato decine di episodi, le cessioni che la Procura avrebbe accertato sono di modici quantitativi ed assai occasionali: 2 episodi per la compagna, 6 per lui, 4, infine, per altri due cinquantenni trapanesi. Di certo, i due sostituti, questa volta, hanno battuto ogni record nell’attività investigativa: per riscontrare 17 episodi di presunta cessione di modica “quantità di sostanza drogante”, per 5 dei 6 indagati, gli atti d’inchiesta sono stati “concentrati” in ben 8137 pagine. Dagli indagati, che hanno ricevuto in questi giorni le notifiche dell’avviso conclusioni indagini, generalmente propedeutici alla richiesta di rinvio a giudizio, invece, trapela già la probabile linea difensiva che molti di loro potrebbero tenere davanti al Giudice per le indagini preliminari. Nessuna attività di spaccio, nemmeno per ipotesi lieve, ma uso personale, spesso fra le stesse mura domestiche, contribuendo vicendevolmente agli acquisti di volta in volta, tanto che la maggioranza dei casi riscontrati è di cessione reciproca fra loro…, essendo legati da lunga amicizia e abituale frequentazione; così come stabilito dalla Cassazione “nell’ambito del consumo di gruppo, sia nell’ipotesi dell’acquisto congiunto, che in quella di mandato all’acquisto collettivo ad uno dei consumatori”. Dunque, non penalmente rilevante. Non è escluso che verranno confutati i riscontri investigativi su alcuni di questi episodi. “Ipotesi lieve”, invece, per un trentanovenne trapanese; per lui gli inquirenti avrebbero riscontrato un singolo caso di cessione di droga in modico quantitativo.