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Nessun luogo è così lontano quando si tratta di raccontare i soprusi, la sofferenza e il dolore di un popolo. Nessun luogo può e deve esserlo, ed è per questo che, nonostante la reale distanza geografica dal Cile, queste ore e queste giornate diventano di ‘prepotente’ attualità anche per noi. E a noi italiani si rivolgono altri italiani, con appelli audio e video divulgati tramite i social, per dar voce a quanto si sta verificando proprio là, in Cile dove regna il caos e dove il Paese è scosso da disordini, manifestazioni e saccheggi che hanno provocato morti, circa 20, tra cui un bimbo di 4 anni investito da un’auto. “Il popolo cileno sta protestando pacificamente, vuole alzare la testa – viene detto in questi messaggi audio – ma viene calpestato, con violenze di ogni genere, stupri compresi”. Molte scuole rimangono chiuse, i trasporti sono paralizzati e diversi negozi sono stati presi d’assalto. Ad innescare la proteste è stato l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana, ma le ragioni del malcontento popolare sono più profonde. E per le strade di Santiago, Valparaíso e Concepción, i cileni stanno scendendo in piazza contro il caro vita e le disuguaglianze sociali sempre più marcate.

Il governo ha decretato il coprifuoco, l’esercito presidia le strade e i soldati non hanno esitato a sparare sui manifestanti.

L’approvazione di una legge che aumentava da 800 a 830 pesos (circa 1,05 euro) il prezzo del biglietto della metropolitana della capitale Santiago ha scatenato le prime proteste i primi di  ottobre. L’incremento, inizialmente pensato solo per le ore di punta, viene esteso anche per le corse sugli autobus extraurbani, ed è una misura che va a toccare proprio i pendolari che ogni giorno vanno a lavorare o studiare nella metropoli. In un Paese dove il 70 per cento della popolazione ha un salario che non raggiunge i 700 euro al mese, è la goccia che fa traboccare il vaso.

A ‘disobbedire’ sono soprattutto gli studenti dei licei e dell’università, che si danno  appuntamento attraverso le reti sociali nelle stazioni della metro ed entranoe senza pagare. Così il trasporto sotterraneo della capitale diventa presto il teatro di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine e il  18 ottobre il servizio della metro viene sospeso in tutta Santiago. E’ scoppia il caos con decine di migliaia di persone che non sanno come tornare a casa. Quella sera vengono dati alle fiamme autobus e stazioni della metro e  iniziano i primi saccheggi ai supermercati.

La mattina del 19 ottobre il presidente Sebastian Piñera decreta lo stato di emergenza e invia l’esercito a pattugliare le strade. Almeno 300 persone sono arrestate solo quel giorno. Le proteste continuano e si intensificano: di fronte ai saccheggi, farmacie, supermercati e negozi abbassano le saracinesche e il generale Javier Iturriaga del Campo, nominato al comando della sicurezza della capitale, instaura il coprifuoco dalle 19 alle 6 di mattina. Una misura estrema che non si applicava dal 1987.

Domenica 20 ottobre arrivano notizie delle prime vittime provocate durante i saccheggi. La camera dei deputati in riunione straordinaria decide di cancellare l’aumento del biglietto della metropolitana, ma è una misura tardiva e insufficiente che non riesce a fermare le proteste. Le vittime per mano delle forze dell’ordine sono 4, gli arrestati 5.400.

Le ragioni delle manifestazioni sono molto più complesse – dicono – e vanno ricercate nel costo della vita sempre più alto, negli stipendi e pensioni che non consentono di arrivare alla fine del mese e hanno portato sempre più cileni ad indebitarsi, nell’insufficienza di risorse pubbliche destinate a educazione e sanità, ormai in mano privata. Il Cile è uno dei Paesi più diseguali del mondo, dove l’1 per cento della popolazione detiene il 26,5 per cento della ricchezza, e il 50 per cento più povero solo il 2 per cento. Da qui il senso di frustrazione diffuso che è sfociato nei disordini attuali.

Il presidente cileno Piñera chiede scusa e annuncia riforme sociali per cercare di fermare la crisi. Nei prossimi giorni si vedrà se le sue promesse riusciranno a placare la rabbia dei cileni e garantire un ritorno alla normalità. Al momento, intanto, il grido d’aiuto che sommessamente si sta diffondendo riguarda proprio la divulgazione delle notizie relative alle violenze e alle aggressioni subite dal popolo, in un clima di terrore e ridottissima comunicazione.