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Elia Canino, laureando in Giurisprudenza all’Università di Bologna, appassionato di diritto pubblico, consigliere comunale egadino, nell’ambito di cui è presidente della commissione affari generali, vice della commissione finanze e componente della commissione AMP, a 360 gradi sulla politica nazionale e quella locale.

Dall’inizio del suo mandato sta curando l’aspetto che riguarda i regolamenti e la modifica dello statuto comunale propedeutico per l’istituzione della Fondazione Isole Egadi. E’ appassionato di  politica estera, in particolare di diritti umani.   

“Sono andato alla decima Leopolda. Frequento quella stazione da qualche anno, la mia storia politica non è nata nel 2019. Mi sono avvicinato al PD a Bologna, dove ho studiato, nel 2012, quando Matteo Renzi decise di candidarsi alle primarie del centro sinistra e perse contro Bersani. Rimasi nel PD perché avevo capito che dentro quel partito si era creato uno spazio nuovo, una visione diversa della politica e anche se in minoranza, continuavo a vedere il partito come uno solo. Non sono figlio delle correnti e le ho sempre viste come una minaccia. Oggi faccio il Consigliere comunale a Favignana: l’anno scorso ho deciso di fare questo passo, di tornare in Sicilia e dare il mio contributo a una lista civica per il Sindaco Pagoto che ha dimostrato, durante il primo mandato, di avere una visione a lungo termine dell’attività amministrativa. Dibattiamo spesso, ma gli riconosco una grande capacità di mediazione. Lo vedo in Parlamento tra qualche anno.

Nel giugno 2018 Pagoto è stato rieletto per la seconda volta e io ho ottenuto un seggio in Consiglio Comunale. È una lista civica che esprime diverse aree politiche moderate, e penso che per un contesto piccolo come quello delle Isole Egadi sia un valore aggiunto. Tra maggioranza e minoranza vedo, a livello programmatico, poche differenze: mi sembra il minimo avere a cuore le nostre isole. La scelta, nel nostro contesto, si concentra di più sulle persone: certo, ci sono i macro temi come l’Area Marina Protetta e la Fondazione, dove la prima è ripartita da dieci anni grazie a un’Amministrazione e a delle persone che ci credono fortemente e ci lavorano col cuore, motivo per cui continua a crescere a gran velocità, e la seconda è nel nostro programma e me ne sto occupando da presidente della Commissione Affari Generali. Colgo l’occasione per sollecitare la Giunta ad approvare la modifica dello Statuto Comunale che prevede principalmente l’introduzione dell’istituto della Fondazione e del Consigliere Delegato: una figura che ci permetterebbe di essere più presenti sul territorio in particolar modo sull’Isola di Levanzo che non ha rappresentanti in Consiglio Comunale.

Tornando alla Leopolda. Come dicevo, è stata una novità: non ho visto mai così tanto entusiasmo e tanta gente. Al Partito Democratico ho voluto tanto bene e gliene voglio ancora, a Bologna ho conosciuto una realtà di partito complessa perché molto strutturata, al contrario di quanto avviene a Trapani o a Favignana, ma allo stesso tempo stimolante e capace di capire e intercettare le esigenze dei quartieri e della sua gente. Mi riferisco a questo quando faccio il confronto con Trapani o Favignana. Il PD non è stato mai un partito esclusivo ma ho l’impressione che a Favignana sia proprio questo il problema; non ho mai visto un’iniziativa pubblica su argomenti di attualità, sul mondo e i suoi cittadini, non ho mai visto una riunione a porte aperte. Al Circolo Passepartout di Bologna, dove ero iscritto, di questi appuntamenti ce n’erano almeno due al mese e non solo a ridosso di una tornata elettorale, ed è li che il partito cresce.  Tuttavia non posso non dire che il Partito democratico sia per certi versi fermo da qualche mese. È un format passato di moda, perché l’idea di chiamare un circolo “sezione” mi fa pensare a periodi in cui non esistevo neanche ma che ho letto nelle pagine di storia. Quando Matteo Renzi era Presidente del Consiglio c’era una discussione interna al giorno, quasi non c’era opposizione in Parlamento ma al Nazareno. Quando poi ha deciso di uscire dal partito piangevano tutti, ma nessuno ha dato almeno un motivo per il quale sarebbe dovuto rimanere nel PD.

Ho trovato il segretario Zingaretti timido su molti temi in primis sulla guerra che la Turchia sta facendo ai Curdi. Il PD è stato troppo morbido con l’alleato Di Maio Ministro degli Esteri, non è bastato l’”embargo” sulle armi. Occorreva urlare ad Erdogan che nel 2019 esiste la diplomazia, non le armi come soluzione. Alla fine c’ha pensato Mike Pence, assurdo.

Idem su quota cento. Nessun cenno di cambiamento verso un provvedimento che aiuta certo chi non ne può più di lavorare, ma che pagheremo noi giovani e i nostri figli. E allora mi chiedo come il partito d’Italia che ha più iscritti giovani, secondo YouTrend, si permetta di confermare questo provvedimento folle. Significa non avere una visione che va oltre il prossimo mese, significa rimanere in apnea e tornare a galla quando è già troppo tardi.

Alla Leopolda si è parlato di come sarà l’Italia tra dieci anni. Una bella differenza, vero? Per me bellissima, perché l’Italia fra dieci anni è stata elaborata nei tavoli tematici, non nelle segreterie di partito raccontate in modo confusionario a seconda della visione comunista, democristiana o socialista. Alla Leopolda si è parlato di neonati, di anziani, di giovani e adulti. Si è parlato di arte, di cultura, di moda, di diritti ma anche di doveri, di Europa e di mondo, di donne, di tecnologia e di ambiente. Si è parlato di Sud e di immigrazione. Perché Matteo Renzi da Premier non ha mai chiuso i porti, anzi, ha pregato più volte l’Europa di darci una mano. E se mi dicessero che Renzi e Italia Viva sono più a destra che a sinistra, io replico che provvedimenti come le Unioni civili, la legge sul caporalato, i musei gratis la domenica, l’abolizione della tassa sulla prima casa, la legge sul “dopo di noi”, il tetto agli stipendi della pubblica amministrazione, il jobs act e il servizio civile sono provvedimenti di sinistra che guardano a un mondo più equo e il linea con i valori europei. Proprio i valori Europei oggi minacciati dai sovranisti di turno che campano di fake news come Salvini, Orban, Farage e la Le Pen, sempre pronti ad attaccare i diritti civili e la diversità in nome di una religione tutta loro.

Il fatto che Renzi piaccia ai moderati di centro destra non significa che lui sia di destra. L’incapacità della sinistra è stata sempre quella di non riuscire ad intercettare gli elettori moderati di centrodestra. Renzi c’è riuscito con quel famoso 40,8%, e c’è riuscito anche portando a votare alle primarie gente che non aveva votato mai per il PD. Questo aspetto non lo concepisco come una deficienza ma come una grande capacità. Ho ammirato molto Mara Carfagna quando ha sollevato qualche incompatibilità rispetto alla presenza di FI in Piazza San Giovanni assieme a Casa Pound. Riuscire a prendere i voti dei moderati di destra significa poi rafforzare un concetto che ci mette in connessione con il mondo, l’Europa. La vera minaccia non è Casa Pound, che considero “quattro sfigati”. Il vero problema sono i partiti che stanno in Parlamento che hanno giurato sulla Costituzione che danno spazio ad organizzazioni incostituzionali. E penso che l’unica soluzione a questo problema sia renderci conto della grande fortuna che abbiamo ad avere una Costituzione cosi bella. Altro che Presidenzialismo della Meloni! Non smetterò mai di dire che il Presidente della Repubblica deve essere l’espressione condivisa dal Parlamento. È una garanzia e non può essere soggetto alle logiche di partito. 

Dell’altro Matteo (Salvini), penso che sia il primo leader che vuole veramente male all’Italia. Se sei sovranista mi sembra un po’ un controsenso servirsi di Putin per imporsi nel quadro politico italiano. Di fatto è successo questo. Salvini si è affermato sulla scena politica attraverso la “bestia social”, telecomandata dalla Russia, che è stata bravissima, con i soldi nostri, a divulgare false notizie. Senza dubbio l’hanno votato gli italiani, che rispetto, a differenza di come fa lui con gli avversari. Il problema è che Salvini da Ministro dell’Interno ha continuato con il ritmo di quando era europarlamentare: con l’assenteismo dal suo luogo di lavoro. Con la differenza che da ministro ha caricato un pò di bullismo. Mi spiego: convincere un popolo a votare un partito sulla pelle di altre persone, quali gli immigrati, è una cosa, per me, raccapricciante. Un uomo di Stato è altro.  Piuttosto che affermare l’esistenza del problema e trovare una soluzione umana e a lungo termine, preferisce amplificare il problema per fini elettorale e trovare nella paura la giustificazione per lasciare morire la gente nel Mediterraneo. Sono isolano e ho sempre sentito dire soprattutto dal mondo della pesca che a mare non si lascia nessuno ed esiste la giustizia, non la vendetta delle armi per difendersi “legittimamente”.

Italia Viva raccoglie quelli come me con dei valori di sinistra ed europeisti comuni al PD, raccoglie i liberali, raccoglie i disillusi e gli scoraggiati dalla politica. Non è un partito con aree o correnti, e se mai dovesse verificarsi la presenza di gruppi e sottogruppi ci rimarrei veramente male. Ci sono nel PD le correnti, ma li è anche un fatto storico.

Con Italia Viva dobbiamo costruire un paese diverso, un modello nuovo capace di ascoltare, di dare a tutti la possibilità di partire dalla stessa linea, dobbiamo costruire gli Stati Uniti d’Europa. Il sentimento europeo oggi non esiste, nelle scuole non si parla di doppia cittadinanza e di Accordi di Schengen come grandi opportunità e libertà. Si sente Parlare di Erasmus solo quando c’è da compilare la domanda al secondo anno di università. Ecco, l’Europa è qualcosa di grande che deve funzionare sicuramente meglio, ma ci mette veramente in relazione con tanti paesi facendoci crescere sotto tutti i punti di vista, e poi vogliamo parlare dell’effetto dell’Europa nelle amministrazioni locali? Ci sono intere scuole costruite con i fondi europei. Basta questo per capire che l’Europa è principalmente interscambio, dobbiamo ripartire dalla scuola e dall’educazione, non dalla leva militare obbligatoria perché nessuno ha bisogno di impugnare armi, ma dal servizio civile obbligatorio. Dobbiamo ripartire dal musei gratis la domenica perché la cultura è di tutti non soltanto di chi può permettersela.

Italia Viva parla di donne e di futuro, sono la prima e l’ultima parola della carta dei valori. Chi aspettiamo? Oltre Renzi c’è un’altra possibilità, concentriamoci sui contenuti, sulle cose fatte e sull’Italia di domani”.