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Può morire una città? Con queste parole tratte da un famoso discorso di Giorgio La Pira, il vescovo Pietro Maria Fragnelli –  nel corso della messa pontificale per la festa della dedicazione della Cattedrale che si è tenuta giovedì scorso – ha aperto la visita pastorale nel primo vicariato e cioè nella città di Trapani, compresa la frazione ericina di Casa Santa e nelle isole Egadi.

“Le città non possono essere destinate alla morte  – ha detto mons. Fragnelli  – Purtroppo ancora oggi, in Siria come nei Paesi arabi, in Amazzonia come in tante altre parti del mondo, si perpetua l’attacco al cuore d’intere città. Questo accresce il nostro amore geloso per la città di Trapani, che tante generazioni passate ci hanno trasmesso. Con La Pira ci diciamo: la nostra città non può morire. Vogliamo vigilare contro nemici esterni e contro nemici interni. Dobbiamo pensare alle generazioni future. Dobbiamo anzitutto contrastare ogni forma di corruzione, che favorisce il disegno criminoso e miope di chi si serve della propria appartenenza alla città e al territorio per cercare solo i suoi interessi; ma dobbiamo soprattutto ricominciare e incoraggiare la crescita di motivazioni alte e forti, capaci di costruire una convivenza ricca di senso, aperta all’accoglienza, pronta al sudore che genera sviluppo e giustizia, solidarietà e pace”.

La visita pastorale che proseguirà nei prossimi mesi, avrà come primo momento pubblico domani, lunedì prossimo 28 ottobre,  l’incontro del vescovo con il prefetto Tommaso Ricciardi e il personale della prefettura (ore 9.30) e nel pomeriggio con il sindaco Giacomo Tranchida, il presidente del consiglio comunale Giuseppe Guaiana, la giunta ed il consiglio comunale (dalle ore 17).

Quindi, prima degli incontri nelle parrocchie, il vescovo ha promosso una “settimana del volontariato” con incontri aperti alla città: dal 3 al 10 novembre a Trapani con un ricco programma, sarà possibile riflettere e condividere esperienze con i giovani studenti e neolaureati,  associazioni e gruppi impegnati con i diversamente abili, la promozione di scelte di vita giuste ed ecologiche, con i membri di Confraternite e ceti, con sportivi, famiglie ed operatori sociali impegnati nell’accoglienza e nella cultura della mondialità.

La visita pastorale

Secondo la normativa canonica ogni cinque anni il vescovo è chiamato a visitare in modo più organizzato e continuato ogni comunità parrocchiale della Diocesi nella quale si fermerà circa una settimana per incontrare e conoscere in maniera approfondita le persone e il territorio.

“Ci inseriamo in una prassi antica della Chiesa – spiega il vescovo Pietro Maria Fragnelli – Ma adeguata ai tempi di oggi.  La Visita pastorale non si ridurrà a un dovere burocratico  né sarà una semplice ispezione. Cogliamo quest’occasione propizia  per uscire incontro  ad incontrare i volti delle persone concrete, per  consolidare i percorsi di fede in atto, avviare nuovi processi in vista di un rinnovato annuncio del Vangelo nella nostra terra. Vogliamo lavorare a lunga scadenza – continua il vescovo – non abbiamo l’ossessione di risultati immediati o del successo umano. Vogliamo denunciare e respingere un peccato – che a volte si riscontra nell’attività socio-politica, nel lavoro pedagogico e nel servizio pastorale – di chi privilegia gli spazi di potere invece di far posto ai tempi necessari ai processi di crescita”.

La visita pastorale del vescovo Fragnelli è iniziata dalle comunità del Quarto Vicariato (Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi-Segesta)  nel gennaio 2018. Quindi è  proseguita nel vicariato di Paceco e in quello dei paesi dell’agroericino.