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L’ARPA certifica, sulla base delle analisi, i presunti sversamenti al pennello a mare nel tratto del lungomare Dante Alighieri nei pressi dell’hotel Cavallino Bianco. Continua la querelle tra la consigliera comunale Francesca Trapani e l’amministrazione Tranchida

di Nicola Baldarotta

Dopo gli sversamenti delle scorse settimane, il 17 ottobre scorso la consigliera comunale Francesca Trapani aveva richiesto l’intervento dell’ARPA per accertare la presenza di reflui non depurati allo sbocco del pennello del Lungomare che il Movimento CinqueStelle aveva monitorato in tutti questi mesi. Nel frattempo fra lei e l’amministrazione comunale, con in testa soprattutto il sindaco Tranchida e gli assessori Safina e Romano, era proseguita la diatriba con reciproche minacce di denunce. Era stato in particolare il sindaco, anche durante una nostra trasmissione TV, a parlare di “procurato allarme” da parte della consigliera Francesca Trapani. Ieri, però, con una nota ufficiale, l’ARPA ha certificato i campionamenti eseguiti negli ultimi tre anni che hanno rilevato la presenza di liquami e che quel tratto di mare – riportiamo testualmente – «è interessato periodicamente da scarichi di reflui urbani non depurati». Le analisi si riferiscono soprattutto alle analisi predisposte in data 24 febbraio 2017, 29 marzo e 30 maggio 2018 e a tre altri prelievi nel corso di quest’anno e precisamente il 17 marzo, il 27 maggio e il 29 maggio. Per la consigliera comunale si tratta, quindi, di «una prassi consolidata e di una storia che continua a ripetersi da anni». «Serve un rimedio che ponga fine a questa continua mortificazione del nostro territorio» – afferma ancora – e invita l’amministrazione Tranchida a prendere adeguati provvedimenti. Il sindaco però sottolinea che rimane fondato il probabile “procurato allarme” da parte della consigliera Trapani in merito alle accuse lanciate pochi giorni addietro. «Le nostre analisi non ci danno segnali per i quali preoccuparci – ci ha precisato il sindaco – abbiamo chiesto comunque ulteriori spiegazioni all’ARPA perché vogliamo capire dove sta l’inghippo».