Di Pamela Giacomarro

“Iddu lo accompagnava Mimmo alla stazione”. Un’intercettazione, ritenuta importante per gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Un ulteriore tassello che si aggiunge alle ricerche del superlatitante Matteo Messina Denaro. Il dialogo è stato captato durante le indagini per un traffico internazionale di droga sull’asse Marocco-Sicilia-Milano gestito da Cosa Nostra, sfociate nell’operazione “Eden3 Pequeno” che ha portato oggi a tre arresti. A parlare sono un ex avvocato massone, radiato dall’albo perché condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, Antonio Messina e Giuseppe Fidanzati, figlio del boss palermitano dell’Arenella-Acquasanta, Gaetano.  E’ proprio lui a parlare di Iddu che si faceva accompagnare da Mimmo alla stazione di Trapani con la Mercedes. Per gli investigatori non ci sono dubbi. Si tratta di Matteo Messina Denaro. Mimmo, invece, sarebbe l’ex boss partannese Domenico Scimonelli, fedelissimo della primula rossa di Castelvetrano. L’intercettazione resta però tutta da decifrare. I due, infatti, nel corso del dialogo fanno anche riferimento al nipote prediletto di Matteo Messina Denaro, Francesco Guttadauro. L’indagine – condotta dal Gico della Guardia di finanza di Palermo, dal Ros dei Carabinieri e dai militari dell’arma del comando provinciale di Trapani – ha portato all’arresto di tre persone per associazione finalizzata al traffico internazionale di droga. Ai domiciliari è finito l’ex avvocato massone Antonio Messina, di 73 anni, residente a Bologna. Le porte del carcere si sono aperte invece per Giacomo Tamburello di  59 anni e Nicolò Mistretta di 64, entrambi originari di Campobello di Mazara e con alcuni precedenti per droga alle spalle. Risulta solo indagato Giuseppe Fidanzati. Secondo gli inquirenti avrebbero importato grosse quantità di hashish sulla rotta Marocco-Spagna-Italia. Numerosi i sequestri effettuati a partire dal 2013: in particolare, oltre 240 chilogrammi di droga, destinati alle piazze milanesi dello spaccio, furono intercettati a Carate Brianza; un’altra partita di 180 chili fu ceduta a clienti di origine calabrese, mentre un carico di sessanta chili fu sequestrato nel 2015 in Toscana. La vendita della droga avrebbe fruttato sul mercato al dettaglio circa un milione e mezzo di euro.  Sono in corso in tutto il territorio nazionale decine di perquisizioni, che vedono impiegati oltre 100 militari dell’Arma e delle Fiamme gialle, supportati da unità cinofile, e riguardano abitazioni e luoghi nella disponibilità degli indagati.

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