La settimana scorsa, l’ex deputato regionale è stato sentito dai magistrati su sua stessa richiesta

I sostituti procuratori della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, venerdì scorso, sono andati in trasferta a Santa Maria Capua Vetere, in Campania, per ascoltare l’ex parlamentare regionale. Paolo Ruggirello, dopo l’avviso conclusioni indagini notificato agli indagati dell’operazione Scrigno un mese fa, ha chiesto d’incontrare i magistrati per chiarire alcuni punti emersi alla luce delle dichiarazioni di uno di essi; Pietro Cusenza, arrestato anche lui lo scorso marzo, infatti, dichiarò a verbale ai PM, il 22 agosto, che sarebbe stato testimone di un incontro “circa 15 giorni prima del voto per le regionali” del novembre 2017, fra uno dei fratelli Virga, Pietro, figlio del capomafia Vincenzo oggi all’ergastolo per associazione mafiosa, e lo stesso Ruggirello. Il faccia a faccia, cui, comunque, Cusenza non assistette limitandosi ad aver fatto d’accompagnatore, sarebbe avvenuto nelle campagne trapanesi, in località Belvedere, e precisamente nell’abitazione della figlia di Carmelo Salerno, fruttivendolo, presunto mafioso pacecoto anche lui tratto in arresto nell’operazione Scrigno, che le indagini indicano aver avuto rapporti di frequentazione con Ruggirello. Il dichiarante raccontò ai PM che, poi, in macchina, sulla strada di ritorno, Virga gli avrebbe detto che sarebbe stato sancito un patto elettorale per sponsorizzarne il ritorno all’ARS. Un sostegno che, comunque, non avvenne e che le stesse indagini dei militari dell’Arma classificarono, con sarcasmo, “un raggirello” visto che il sodalizio puntò – dicono le intercettazioni – sulla candidata Ivana Inferrera dell’UDC per tramite del marito Ninni D’aguanno con cui, in quelle settimane, intercorsero parecchi contatti soprattutto tramite altri due indagati, Michele Alcamo e Nanai Russo. Il patto avrebbe previsto il corrispettivo di 50 mila euro in due tranche; metà prima e l’altra ad elezione avvenuta. Accordo anche questo negato con fermezza da Ruggirello che venerdì scorso, in circa 2 ore di interrogatorio, ha tentato di chiarire la sua posizione agli inquirenti davanti ad i suoi legali, Vito Galluffo, che con il collega palermitano Enrico Sanseverino lo assiste dall’inizio della vicenda, ed a Carlo Taormina che si è aggiunto, in questi giorni, al collegio difensivo dell’ex parlamentare. Il penalista romano è uno dei più noti principi del foro italiani. Professore ordinario di procedura penale è conosciuto al grande pubblico per tanti casi di cronaca finiti sui media nazionali, come l’omicidio di Marta Russo ed il delitto di Cogne oltre ad essere stato difensore di molti personaggi famosi come Giulio Andreotti, Bettino Craxi e Vincenzo Muccioli.