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Chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli indagati nell’ambito dell’operazione “Scrigno”  messa a segno lo scorso marzo e che portò in carcere i fratelli Virga, il pregiudicato Francesco Orlando e, soprattutto, l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello, che fece balzare agli onori della cronaca nazionale l’operazione della DDA. La richiesta avanzata dai Pm della Dda di Palermo riguarda tutti i 29 indagati del blitz “Scrigno” , tra cui Francesco e Pietro Virga (figli del boss Vincenzo, arrestato da latitante nel 2001), il presunto capo di Trapani, Franco Orlando e quello della famiglia di Paceco, Carmelo Salerno, tutti detenuti dal giorno del blitz. In queste settimane l’ex deputato Paolo Ruggirello – assistito dagli avvocati Vito Galluffo, Enrico Sanseverino e Carlo Taormina – è stato interrogato dai magistrati che hanno respinto la richiesta di scarcerazione o trasferimento ai domiciliari avanzata dai legali. Nel corso dell’interrogatorio, Ruggirello ha ammesso di avere incontrato il boss trapanese Pietro Virga, poco prima delle regionali del 2017, ma sostiene che fu un incontro a sorpresa, “un’imboscata” fatta da un conoscente che gli aveva promesso di presentagli una persona che poteva dare una mano in campagna elettorale. “Quando capii che era Virga era troppo tardi per allontanarmi.  Virga mi chiese 50 mila euro per affrontare la campagna elettorale, mi ricordo che promise 1000 voti dietro il pagamento di 50 mila euro. E io accettai, ma solo per potermi allontanare il più presto possibile da quel luogo” ha dichiarato il deputato regionale. Una versione la sua, che però non ha convinto i magistrati. L’inchiesta fece emergere ancora una volta, un costume, una consuetudine: il tentativo di violare il confronto democratico delle elezioni, attraverso l’alterazione del consenso. I metodi sono i più diversi: la dazione di denaro, la promessa di posti di lavoro, la richiesta di intermediazione a fronte di promesse di carattere economico o favori, la garanzia di futuri vantaggi politici, la disponibilità ad inserimenti in liste elettorali. Tutti sistemi diretti al controllo, seppure parziale, del voto. Per gli investigatori l’onorevole Paolo Ruggirello avrebbe promesso l’assunzione di una figlia del boss di Mazara del Vallo presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani ed avrebbe accettato l’inserimento in una lista per le elezioni comunali a Campobello di Mazara di una candidata imparentata con appartenenti alla mafia. Per l’ex deputato regionale, i Pm sostengono anche la tesi investigativa che abbia consegnato 20 mila euro ed una promessa di altri 30 mila, probabilmente ad elezione avvenuta. Agli atti c’è anche il patto scellerato tra  i fratelli Virga e Ninni D’Aguanno per sostenere la moglie Ivana Inferrera, candidata alle elezioni regionali, che per tramite di Leonardo Russo e Michele Alcamo si predispongono all’acquisto di un pacchetto di  voti offrendo 2000 euro e la promessa di assunzioni presso l’impresa dello stesso D’Aguanno.  In seguito al blitz, uno degli arrestati, Pietro Cusenza, ha iniziato a collaborare con i Pm.