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Domani mattina, con partenza alle ore 10 da piazza Vittorio Emanuele, si snoderà per le vie di Trapani un corteo, per sensibilizzare l’opinione pubblica alla riapertura dell’Istituto geriatrico Pia Opera Rosa Serraino Vulpitta

di Fabio Pace

Il 20 gennaio scorso l’ex Ipab «Serraino Vulpitta» ha chiuso i battenti. Fu una chiusura traumatica, comunicata il 17 gennaio, con appena tre giorni di anticipo al personale e agli ospiti, 32 persone anziane che dovettero trovare collocazione in altre strutture, pubbliche e private. La chiusura fu decisa dal commissario inviato dalla Regione, Marco Fiorella, in linea con le direttive del Governo Regionale. Il «Serraino Vulpitta», al momento della chiusura, era in una situazione economica difficilissima, con il personale, pagato fino al marzo 2018, in attesa di 10 mensilità. Il commissario scrisse nella lettera al personale e agli ospiti che la chiusura era causata dalla «grave situazione economica -gestionale» e che l’Ipab non riusciva più «a perseguire i propri fini assistenziali istituzionali». Il Serraino Vulpitta incassava dai suoi 32 ospiti 35 euro ciascuno al giorno che pagavano con le loro pensioni o con l’aiuto dei familiari. Per i pochi che non avevano disponibilità, intervenivano i rispettivi Comuni. Nonostante i 400 mila euro di incassi il Vulpitta maturava altrettanto ogni anno di debiti. Nel disinteresse generale, si potrebbe affermare. Basti pensare che il Comune di Trapani che non ha nominato un suo rappresentante nel Consiglio di Amministrazione dell’Ipab (Regione, Asp e Diocesi di Trapani avevano un componente ciascuno nel CdA). Il Vulpitta sembra declinare lo stesso destino dell’ex Ospizio Marino, sebbene una parte dell’immobile sia occupato dagli ospiti della RSA Sant’Anna che, immaginiamo paghi una locazione all’ex IPAB. Il personale del Serraino Vulpitta ci siano margini per la riapertura della struttura e che vi siano anche gli strumenti di legge e amministrativi. Parrebbe mancare, però, la volontà politica. Una colpevole arrendevolezza verso le strutture private, con la parte pubblica che se ne lava le mani.