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Il colto e appassionato scritto di Pietro Pellegrino all’atteso sequel di «Quattro carogne a Malopasso»

Arriva nei cinema il 5 dicembre, ed a Trapani al cinema Arlecchino il 9 dicembre, il sequel di “Quattro carogne a Malopasso” il film cult di Vito Colomba, il regista di Custonaci. Si intitola “Colomba Legend” e arriva trent’anni dopo le quattro carogne. Il nuovo film girato a Custonaci, come il precedente, si arricchisce anche tecnicamente, poiché è stato realizzato con modernissime macchine da presa. Protagonisti saranno i figli degli storici personaggi che a 20 anni dalla morte dei padri devono fronteggiare tre banditi mascherati che saccheggiano e assaltano i cittadini di Custon City. Quattro spettacoli con inizio alle ore 16 – 18 – 20 – 22. Un film atteso da quanti hanno già visto il cult “Quattro Carogne a Malopasso” come attesta il colto e appassionato scritto di Pietro Pellegrino (che ce ne ha concesso la pubblicazione dopo averlo “postato” sulla sua pagina Facebook), che sveste i panni del magistrato per vestire quelli del cinefilo in vista dell’attesa proiezione.

PER AMANTI DEL CINEMA
Lo confesso, sì, lo ammetto. Da quando, casualmente, ho saputo del compimento dell’ultimo film del Maestro Vito Colomba, l’indimenticato autore dello stracult “Quattro carogne a Malopasso” del 1989, non sto in me dalla gioia. Il nuovo film – “Colomba Legend” – sarà in sala dal 5 dicembre, a Natale, magari al posto, in città, a Trapani, di qualche insulso, ennesimo cinepanettone. Quando uscì il capolavoro avevo 27 anni, vivevo ancora a casa dei miei e non ero sposato. Colomba – nativo e residente in Custonaci (TP), nota ai più per i marmi di grandissimo pregio, esportati nel mondo – credo lavorasse anche lui nel settore. Cresciuto a pane, cava e spaghetti western, non ha girato soltanto un film di culto, citato dai principali dizionari di cinema e ammirato, nel bene e nel male, da tutti i critici italiani, piuttosto ha coronato un sogno. Anzi, meglio ancora, ha dimostrato a tutti che i sogni, se sono davvero tali, possono e devono realizzarsi, col duro lavoro, e che non vi è gioia maggiore che farlo… Così, in un decennio di fatica – il film è stato ideato, scritto, sceneggiato e realizzato a spizzichi e bocconi – il Maestro, tra il 1979 ed il 1989, ha pensato la storia, vergato i dialoghi, concepito i costumi, fatto realizzare il set sulle brulle terre di confine tra Custonaci e Buseto Palizzolo nell’agro trapanese, trasformatosi per l’occasione in una landa della frontiera western… I dialoghi sono incredibili e incredibilmente belli, pronunciati col nostro stupendo accento marcato, biascicato e cantilenante di siculo occidentali, mai nascosto, anzi esaltato, omaggiato, gratificato… Uno dei protagonisti, all’inizio della storia (una trama classica: un giovane cow-boy, Bill Nelson, torna a casa dopo anni di vagabondaggi, trova la propria famiglia sterminata dai cattivi “rancheri” ricchi, e vuole farsi vendetta da solo, con l’aiuto di un Marshall onesto…), pronuncia una frase epica: «In questo paese c’è chi comanda e chi ha il potere. Chi comanda si sa, chi ha il potere no…», è un sogno, un’intuizione grande, la trasposizione dell’ultimo Horkheimer e della Scuola di Francoforte nelle poche stentoree parole di un vice-sceriffo…L’opera di Colomba, lo ricordo come fosse ieri, passava la domenica pomeriggio, poco dopo le 14.00, in una delle mitiche tele-private di Trapani – RTC – dove un altro grandissimo concittadino, che sarebbe divenuto scrittore di fama nazionale, Giacomo Pilatii, aveva intuito prima di altri, la grandezza del cavatore “custunacioto”, facendolo conoscere al grande pubblico. Del resto Pilati, assieme ad altri miti del giornalismo televisivo locale, come lo scomparso Piero Montanti, aveva un seguito personale enorme già allora. Poi arrivò la Gialappa’s Band a saccheggiare le principali sequenze del capolavoro, mandandole a ripetizione sulle TV Mediaset. Il trio meneghino, probabilmente, all’inizio, voleva sottolineare il “trash” sconfinato del film… Ma, come avviene nelle successioni matematiche che tendono all’infinito nei due versi opposti di un ipotetico spazio polare, gli estremi alla fine – “trash e sublime”, “ridicolo e sopraffino”, “magnifico e improponibile” – finiscono col toccarsi, sublimandosi reciprocamente. Per me Vito Colomba, il Sergio Leone della Riviera dei Marmi, è un eroe dei nostri tempi e andrò sicuramente, pieno di ricordi di gioventù, carico di emozioni, a vedere il ritorno di Bill Nelson, magari ingrigito ma sempre vitale, sui campi aridi di Custonaci… Troppe ingiustizie devono ancora essere sanate…

Pietro Pellegrino