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Esenzione a tempo per agricoltori, imprenditori e aziende agricole, fino al 31 marzo 2020, ma la quota irrigua va pagata. Il DDL, di un solo articolo, all’esame dell’ARS.

di Fabio Pace

Diventa concreta l’ipotesi che agricoltori, imprenditori e aziende agricole, o semplici proprietari di appezzamenti di terreno, siano esentati dal pagare la “quota istituzionale” dei contributi irrigui che i due consorzi dell’isola hanno recentemente messo a ruolo (arretrati compresi, in taluni casi fino a cinque anni antecendenti il 2019). Due soli articoli di legge di un DDL governativo risolverebbero la questione, sollevata nei mesi scorsi a suon di aspre polemiche. Il contenuto “politico” e legislativo è tutto nel primo articolo che al primo comma recita: «I Consorzi di Bonifica della Sicilia sono autorizzati a sospendere, fino al 31 marzo 2020, la riscossione della quota istituzionale dei ruoli relativi all’ultimo triennio». Il Disegno di Legge del Governo della Regione Siciliana, fortemente voluto dal Presidente, Nello Musumeci, è stato presentato all’ARS dall’assessore alla agricoltura, Edy Bandiera ed incardinato nelle rispettive competenti commissioni con il numero 650. «Bloccare i pagamenti dei ruoli del Consorzio di bonifica diventa una necessità non più rinviabile – aveva detto poco più di un mese fa il presidente Musumeci -. Agli agricoltori non si può chiedere di tirare fuori quattrini per servizi mai ricevuti o dopo annate disastrose». Una promessa in parte mantenuta, sempre che l’Ars approvi, ma sarebbe meglio dire ratifichi, il DDL 650. Attenzione, però, non è un colpo di spugna tout court perché nella relazione al DDL si legge che «il provvedimento intende alleggerire, temporaneamente, i costi di gestione gravanti sullo aziende agricole, già duramente provate dallo stato di crisi dei settore». «La sospensione – si legge ancora –, riguarda il pagamento della quota “Istituzionale” e non anche dalla quota per il costo dell’acqua “ruolo irriguo”, già in larga misura riscosso dai consorzi. L’intervento in questione, viene proposto, nelle more del processo di riforma organica del Consorzi dl Bonifica, attualmente in corso di esame all’Assemblea Ragionale Siciliana». All’esame delle commissioni vi sono tre diversi disegni di legge orientati a ridurre tutto a un solo consorzio. Dalle tre proposte dovrebbe originare un testo unico. Intanto un quarto disegno di legge è stato presentato il 5 novembre scorso da Fratelli d’Italia che prevede la «rideterminazione degli ambiti comprensoriali con la soppressione dei Consorzi di Bonifica esistenti (Sicilia Occidentale e Sicilia Orientale) e la contestuale costituzione di 6 nuovi consorzi, nel rispetto della Legge Nazionale 18 maggio 1989 n.183 che prevede la suddivisione in comprensori di bonifica omogenei i cui limiti di competenza territoriale coincidono con i perimetri dei bacini idrografici». La preoccupazione delle imprese agricole, però, non legata a “quanti” siano i consorzi, ma è invece concentrata sul “come” funzionano i consorzi. Per esser chiari, a fronte dei ruoli per contributi irrigui per una quantità di acqua concordata i consorzi ne hanno fornito mediamente il 40% in meno. E sui ruoli irrigui non ci sono sconti, ne esenzioni (per altro temporanee, come ben si legge nella relazione e si desume dal termine sospensivo con scadenza 31 marzo 2020. Meno acqua ma più cara e a fronte di costi di gestione e di personale che non sono diminuiti nonostante la riduzione da 11 a 2 soli consorzi. Paradossalmente sono aumentati i dirigenti e i relativi costi di quasi 400mila euro. Tuttavia il DDL governativo non peserà sui consorzi che, bisogna ammetterlo, non vivono finanziariamente il loro migliore momento. Pertanto le minori entrate saranno compensate, come si legge nella seconda parte del primo comma: «Per ammortizzare gli effetti economici gravanti sugli Enti, a seguito delle disposizioni della presente norma, è autorizzata, in favore dei medesimi Consorzi, la spesa di 253 migliaia di euro, per l’esercizio finanziario 2019, da ripartire in proporzione all’ammontare dei ruoli sospesi».