La nave traghetto sequestrata dai finanzieri del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo e da quelli di Messina, nell'ambito di una indagine coordinata dalla Procura di Messina, 10 gennaio 2020. ANSA/ UFFICIO STAMPA ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

C’è anche il traghetto che collega Trapani alle isole Egadi tra i mezzi sequestrati questa mattina dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo e quelli di Messina, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della città dello Stretto. Pesanti le contestazioni mosse dal Procuratore Maurizio de Lucia e dai sostituti Antonio Carchietti e Roberto Conte nei confronti dei vertici della compagnia di navigazione: truffa per il conseguimento di pubbliche erogazioni, falsità ideologica e frode nelle pubbliche forniture ai danni della Regione Siciliana. Sotto sequestro le navi   “Caronte”, “Pace”, “Ulisse”, denaro, beni mobili ed immobili e quote societarie, per oltre 3,5 milioni. Segnalata anche la “Caronte & tourist isole minori spa” per la responsabilità amministrativa derivante dal reato ipotizzato.  Le indagini hanno accertato che le tre imbarcazioni presenterebbero gravi carenze tecniche e strutturali che non garantirebbero la sicurezza nel trasporto delle persone a mobilità ridotta. Nell’inchiesta risultano indagati anche Vincenzo Franza, presidente di Caronte, già consigliere delegato di “N.g.i”, Edoardo Bonanno, amministratore delegato della Caronte, Luigi Ganchi, consigliere e amministratore delagato della “N.g.i. spa”. La “Navigazione generale italiana spa” si era aggiudicata il “lotto” Trapani-Isole Egadi nel 2016, nell’ambito del bando di gara indetto dall’assessorato regionale alle Infrastrutture. Un contratto di cinque anni, per un valore di 15,9 milioni di euro, assegnato con un significativo ribasso, a 5,3 milioni. La Regione chiedeva un traghetto ben preciso per la tratta, in modo da consentire a tutti i passeggeri una traversata sicura, anche in caso di mare agitato o di pericolo. “Rientra nella nozione di persona a mobilità ridotta chiunque abbia una particolare difficoltà nell’uso dei trasporti pubblici,  – si legge nel comunicato stampa della Guardia di Finanza  – compresi gli anziani, i disabili, le persone con disturbi sensoriali e quanti impiegano sedie a rotelle, le gestanti e chi accompagna bambini piccoli”. Le indagini hanno invece messo in risalto “gravi carenze tecniche e strutturali in ragione delle quali non è assolutamente possibile trasportare in sicurezza persone a mobilità ridotta”. La Capitaneria di porto di Messina aveva già rilevato le irregolarità, concedendo un termine per i lavori di sistemazione che a quanto emerso non sarebbero mai stati realizzati. I mezzi sono stati affidati ad un amministratore giudiziario. La Caronte precisa in una nota che i collegamenti proseguiranno regolarmente.