Il giornalista Rino Giacalone

Ribaltata la sentenza assolutoria di primo grado. Secondo i giudici d’Appello il defunto capo mafia di Mazara del Vallo, Mariano Agate, fu diffamato

Il giornalista trapanese Rino Giacalone, già assolto in primo grado dal Tribunale di Trapani, è stato condannato per diffamazione dalla Corte d’Appello di Palermo. Giacalone ha definito “pezzo di merda” il capomafia di Mazara del Vallo Mariano Agate, più volte condannato per associazione mafiosa, in un articolo nel quale ne ripercorreva la carriera criminale, fino alla morte. La Corte d’Appello gli ha inflitto 600 euro di multa, oltre che il pagamento delle spese di tutti i gradi di giudizio, a fronte di una richiesta di 4 mesi da parte del Procuratore Generale, Francesca Lo Verso. Giacalone fu denunciato dalla vedova di Mariano Agate, Rosa Pace. Giacalone anche nel secondo grado di giudizio ha sostenuto la sua linea affermando di avere citato Peppino Impastato (che definì la mafia “una montagna di merda”) e di avere fatto ricorso a una figura retorica (la parte per il tutto). Il processo ha ripercorso il curriculum criminale di Agate, membro della commissione regionale di Cosa nostra, condannato all’ergastolo per mafia, attivo nella raffinazione e nel traffico di sostanze stupefacenti ed iscritto alla nota loggia massonica coperta Iside 2. Il questore di Trapani ne vietò i funerali pubblici e il Vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero ne rifiutò le esequie religiose. Giacalone in un articolo pubblicato sul portale Malitalia.it, ricostruì i trascorsi di Mariano Agate concludendo come la morte avesse spazzato via “un gran bel pezzo di merda”, cioè una parte importante della organizzazione criminale Cosa Nostra che Impastato ebbe a definire “una montagna di merda”.