Per la DIA la latitanza non ha indebolito il potere e l’influenza di Matteo Messina Denaro.

Comanda ancora lui: Matteo Messina Denaro, capo del mandamento di Castelvetrano, rappresentante provinciale di Trapani, punto di riferimento per le questioni di maggiore interesse di Cosa Nostra, nonostante la latitanza che dura da 27 anni. È scritto nero su bianco nella Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia. Tuttavia la stessa DIA osserva che sebbene il boss «continui a beneficiare di un diffuso sentimento di fedeltà da parte di molti membri dell’organizzazione mafiosa trapanese, non mancano segnali di insofferenza da parte di alcuni affiliati per una gestione di comando difficoltosa per via della latitanza che tende a riverberarsi negativamente tralasciando le questioni importanti per gli affari dell’organizzazione». Insomma la pressione investigativa crea difficoltà al potere criminale di Matteo Messina Denaro, 58 anni, forse l’ultimo capo della generazione a cavallo tra la mafia stragista dei corleonesi e i nuovi boss emergenti del business globale. La Direzione distrettuale antimafia ha smantellato alcune delle principali reti di comunicazione del boss: diversi “postini” con l’incarico di veicolare i “pizzini” sono stati arrestati e in manette sono finiti anche la sorella Patrizia, i cognati più affidabili e il nipote Francesco Guttadauro. In venticinque anni di indagini investigatori e magistrati della DDA hanno operato centinaia di arresti e decine di sequestri e confische di beni, senza però riuscire a mettere fine alla sua latitanza che avrebbe complicità in raggio molto più ampio della sua città d’origine, Castelvetrano.