Quarantaquattro anni di bugie e depistaggi. La “strage” della casermetta di Alcamo Marina è approdata sul tavolo della Commissione Antimafia, presieduta da Nicola Morra. Martedì scorso ad essere ascoltato è stato Giuseppe Gulotta, vittima di un clamoroso errore giudiziario. Ventidue anni trascorsi in carcere da innocente. Accusato ingiustamente di essere uno degli autori della strage in cui persero la vita, nella notte tra il 26 ed il 27 gennaio del 1976, i due giovani carabinieri, Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Gulotta, arrestato quando aveva 18 anni e condannato all’ergastolo dopo essere stato assolto in primo grado, è stato prosciolto in via definitiva nel 2012, a seguito di una revisione del processo, con una sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria. Decisive le rivelazioni dell’ex brigadiere Renato Olino, prima rilasciate al giornalista trapanese Maurizio Macaluso a seguito di una serie di inchieste pubblicate sulla strage, e poi ai magistrati. Olino ammise che le confessioni di Gulotta ed altri due giovani vennero estorte con violenze terribili. “Ho sempre avuto fiducia nelle istituzioni. Spero che arrivi la verità sui due carabinieri uccisi. Lo Stato che doveva difendermi mi accusava. Non ce l’ho con i magistrati, che sono stati indotti all’errore. Io dopo anni ho ottenuto giustizia – ha detto Gulotta nel corso dell’audizione – ma i familiari dei due carabinieri no. Sono stati ingannati.” Gulotta è un fiume in piena, parla del suo calvario, della moglie, del rapporto con il figlio.  “Io ero solo un ragazzo di 18 anni. Non sapevo chi appartenesse alla famiglia mafiosa di Alcamo. Non si è mai parlato di mafia nei processi. Non so se sia stato fatto un favore alla mafia. A questa commissione – dice a conclusione  – chiedo di poter scoprire qualcosa in più, non per me, ma per i familiari dei carabinieri uccisi quella notte, chiedo di trovare qualcuno che sappia qualcosa che si avvicini alla verità”.

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