Nove anni e sei mesi di reclusione, una multa da 3 mila euro e sorveglianza speciale per tre anni dopo la scarcerazione. E’ la richiesta del pubblico ministero, Francesca Urbani, al termine della requisitoria nell’ambito del processo all’unabomber in salsa trapanese Roberto Sparacio, l’ingegnere palermitano accusato di essere il creatore della pen drive esplosiva che, nel 2018, ferì gravemente ad una mano un ispettore della sezione di pg presso il tribunale di Trapani.  Il dispositivo era in realtà indirizzato all’avvocato Monica Maragno. Sparacio venne arrestato otto mesi dopo l’esplosione, dagli uomini della Squadra Mobile di Trapani. All’interno del laboratorio dell’uomo, allestito all’interno di una casa famiglia a Pantelleria vennero ritrovati materiali e sostanze esplosive. La vicenda parte dal 2016 dopo la morte del padre dell’ingegnere, quando il suo patrimonio venne minacciato da una serie di azioni legali di alcuni creditori. Sparacio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era disposto a tutto pur di salvaguardare le proprietà familiari, persino all’eliminazione fisica di uno dei creditori attraverso un killer da assoldare sul deep web. Nell’estate del 2016, a Palermo, aveva anche aggredito uno dei suoi difensori, responsabile, secondo lui, di non aver fatto abbastanza per evitare la vendita all’asta di uno dei suoi appartamenti.