Primo caso positivo di coronavirus in Sicilia. Si tratta di una donna bergamasca, in Sicilia assieme ad una comitiva turistica, arrivata a Palermo prima dell’inizio della emergenza in Lombardia. La signora è stata confinata assieme al marito. Sotto controllo tutti coloro che hanno avuto contatti ravvicinati con la coppia, ai quali è stato nella notte prelevato un campione salivare mediante tampone faringeo. Del caso siciliano sono stati informati la task force nazionale e l’Istituto Superiore di Sanità. Non destano invece preoccupazioni i casi rilevati ieri a Trapani e Castelvetrano.

Non sono ancora giunti gli esiti dei tamponi di controllo per il coronavirus operati su quattro persone ricoverate in strutture sanitarie della provincia di Trapani. Si tratta di madre e figlio, giunti al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Antonio di Trapani con qualche lieve sintomo, isolati presso il reparto di rianimazione e di padre e figlio ricoverati presso l’ospedale Vittorio Emanuele di Castelvetrano, circostanza in cui solo il padre manifestava qualche linea di febbre. L’esito è atteso in giornata dai laboratori palermitani del Policlinico. Risultati che saranno successivamente validati dallo Spallanzani di Roma. Al momento però le condizioni dei pazienti sono buone. Entrambi gli episodi hanno però destato molta preoccupazione tra i cittadini, soprattutto a Trapani dove, per operare le procedure di cautela sanitaria, sono stati inibiti gli accessi dei visitatori ai reparti, con un susseguirsi incontrollato di voci e ipotesi non confermate. È bene anche spiegare la ragione del ricovero nel reparto di rianimazione, che è legato non alle condizioni cliniche dei pazienti, che stavano bene anche al momento dell’ingresso in reparto, ma ai protocolli sanitari che prevedono che pazienti potenzialmente infetti siano accolti in camere di isolamento respiratorio a pressione negativa. Nell’ospedale di Trapani l’unica area a pressione negativa, ed eventualmente positiva per immunodepressi, è proprio quella della rianimazione.