“Sto bene, rassicuro chi mi conosce ma non è giusto aver diffuso il mio nominativo attraverso le chat WhatsAPP”

Di Nicola Baldarotta

“Volevo rassicurare tutti quelli che mi conoscono e, soprattutto, quelli che mi vogliono bene. Sono risultata positiva al tampone, sono a casa mia sotto osservazione e non sto male se si eccettua qualche lineetta di febbre”.

Vanessa B. è una delle cinque persone risultate positive al tampone per il Covid-19 dopo essere state a contatto, per motivi di lavoro, con il dirigente dell’ASP di Trapani ritrovato positivo mercoledì scorso. Vanessa, dipendente anche lei dell’ASP di Trapani, sta bene e ha deciso di ufficializzare la sua positività al tampone per sedare il tam tam del chiacchiericcio e delle inesattezze che, da oggi pomeriggio, la vede protagonista a causa di alcuni messaggi vocali diramati su determinati gruppi WhatsApp.

“Prima o poi si sarebbe saputo, di questo ne ero certa ed ero pure pronta ad affrontare l’impatto. Ma non potevo stare ancora in silenzio dopo avere ricevuto personalmente, inviatomi da alcuni amici ai quali non lo avevo ancora detto, un messaggio dove vengono diffuse notizie assolutamente false ed allarmanti. Punto primo, non è vero che ci sono tutti i miei colleghi dell’ASP risultati positivi al tampone. Mi risulta che questo sia stato fatto solo a pochi di noi e proprio a quelli che erano stati a stretto contatto con il dirigente.

Punto secondo, e questa cosa mi ha davvero fatto arrabbiare più del fatto che sia uscito il mio nome pubblicamente, non è affatto vero che in quei giorni in ufficio sia stato festeggiato un compleanno tutti assieme. Questo particolare assolutamente inventato dalla loquace temeraria che ha diffuso la notizia sulla mia positività al tampone, rischia di mettere in allarme l’intera cittadinanza trapanese. Aggiungo pure che a mia sorella, che non vedo da giorni prima che si verificassero i rapporti di lavoro in questione, hanno detto di avermi vista sabato sera “locali locali” a Trapani insieme ad altre persone. Falsa, anzi falsissima pure questa notizia. E’ solo un modo per alimentare la caccia all’untore e diffondere preoccupazione gratuita fra la popolazione. Ho sentito, quindi, il dovere di uscire allo scoperto per rasserenare la popolazione circa la falsità di queste notizie diffuse via WhatsApp e per far stare serene le persone che mi vogliono bene. Nel frattempo, lo dico chiaramente, sto valutando provvedimenti legali nei confronti di chi ha diffuso queste falsità a mezzo WhatsAPp, non è il momento di creare ulteriori allarmismi. Serve serietà e rispetto. Io ce l’ho nei confronti dei miei concittadini, chiedo lo stesso per me”.

Vanessa B. sta a casa, in osservazione. Le auguriamo pronta guarigione e, dopo sì, di invitarci a mangiare una torta appena tutto questo diventerà un amaro ricordo.

Nel frattempo ricordiamo a tutti che la diffusione di dati sensibili è punibile con la reclusione. In questi giorni, le chat di gruppo si sono trasformate in vettori di notizie d’ogni genere. Dal presunto infermiere che fa la radiocronaca dal reparto fino a chi indica con nome e cognome i contagiati. Il legislatore è intervenuto In materia di protezione dei dati personali e sensibili e sulla libera circolazione dei dati stessi, attraverso le disposizioni per l’adeguamento della normativa nazionale al Regolamento Europeo 2016/679. Secondo il nuovo codice della privacy, la diffusione illecita di dati personali è punita con la reclusione da uno fino a sei anni.