Pubblichiamo di seguito una lettera inviata alla nostra redazione da una trapanese che vive a Lodi, una delle zone del Nord Italia che da ormai un mese è in quarantena a causa dell’emergenza coronavirus.

Trentesimo. Domani sarà il trentesimo giorno di quarantena. A Lodi, a pochi chilometri da quelli che, ormai un mese fa, sono stati individuati come “focolai” del corona-virus. Chiudo gli occhi – non farti prendere dal panico – mi dico, e vedo il mare. La Sicilia che non ha trovato un posto per me, un’insegnante disposta alla precarietà pur di portare avanti la propria vocazione (sì, credetemi, accettare l’ineducazione di sedicenni col pensiero ai videogiochi, l’indifferenza totale di quindicenni che non sanno chi sia Manzoni, gli obbrobri ortografici e grammaticali di diciassettenni pronti a giurare di conoscere bene la lingua italiana, pur di trasmettere metodo, conoscenze e semplice disciplina, deve necessariamente essere una vocazione), si disegna da sé, nel buio delle mie palpebre chiuse. Con l’immensa distesa blu, ci sono volti, sorrisi, sguardi che adesso posso solo disegnare, facendo appello, fedele compagna, alla mia memoria.
Eppure l’esodo improvviso, nella notte di quell’ennesimo decreto, non mi ha tentato. I vestiti sono rimasti nell’armadio, il cellulare in mano, in attesa delle quotidiane notizie dalla mia Trapani. Solo un po’ di compassione per le vittime della paura, magari trentenni come me, da soli, in balia di qualcosa che, più forte di loro, li ha spinti verso il grembo materno, verso casa. A me, quegli stessi volti, quei sorrisi, quegli sguardi che dipinti mi tengono compagnia ogni notte, hanno fatto restare qui, chiusa tra quattro mura, con libri digitali su uno schermo e alunni in webcam a convincermi che la lezione si può anche tenere coi pantaloni del pigiama.
Attendo, programmo già infinite scampagnate con gli occhiali da sole sempre sul viso, birre fredde con gli amici in centro, abbracci lunghi giornate, teli pronti nello zaino perché un tuffo va bene a qualsiasi ora, perfino indigestioni di cannoli. Nel frattempo, mia Sicilia, mi accontento di vederti e sentirti a ogni battito di ciglia.

Anna Bileti