Ad Erice un muretto della strada dei Difali ha ceduto, probabilmente a causa delle abbondanti piogge delle scorse ore. Si tratta della strada che collega il centro storico di Erice con il cimitero dei Cappuccini, per poi proseguire fino a Trapani. Ma la provinciale è chiusa in un suo tratto ormai da anni dopo l’incendio che nel 2016 devastò il lato Sud del Monte. Da allora la strada, che oltre a collegare Trapani con Erice porta anche al Santuario di Sant’Anna, attende di essere messa in sicurezza. Ma nel suo tratto centrale continua a restare chiusa. Nonostante tutti i navigatori e gps la indichino come il percorso più breve per raggiungere il borgo medievale. Il muretto crollato questo pomeriggio si trova però nel tratto transitabile, quello che da Erice arriva fino al cimitero dei Cappuccini, all’altezza dell’ingresso del sentiero dell’area demaniale dove partono diversi itinerari escursionistici, passando da sotto il Castello di Venere ed abbracciando il versante della montagna che dal lato di Trapani arriva fino a quello dell’Agroericino con panorami mozzafiato su del golfo di Bongia e monte Cofano. Tra l’altro, per la comunità muntisa la strada dei Difali, di competenza del Libero Consorzio dei Comuni, è sempre considerata una delle più funzionali per raggiungere Erice  o spostarsi a valle, soprattutto quando c’è nebbia, essendo il lato meno esposto al mare. E considerato che è la terza strada che collega il centro storico ericino a Trapani, di fatto rappresenta una via di fuga in caso di necessità. E può diventare strategica in diverse occasioni, come quando le altre due strade sono chiuse per la Monte Erice o per altri motivi. E trattandosi di montagna, c’è da fare i conti con una miriade di problemi, dal rischio incendi alla neve al ghiaccio sulla carreggiata. Ma la strada da anni chiusa è e chiusa resta. Per di più continuando a perdere pezzi, come il muretto caduto questo pomeriggio. Ed il resto della provinciale non è messo meglio. Servirebbero quei lavori di manutenzione chiesti ormai da anni. Riamasti però, ancora oggi, lettera morta.

Mario Torrente