Ricorre oggi l’anniversario della morte di Barbara Rizzo e dei suoi due figli.

Cosa Nostra voleva uccidere il magistrato Carlo Palermo- all’epoca titolare di alcune inchieste delicate che ricostruivano piste ed uomini coinvolti in traffici di armi e stupefacenti – ma invece il tritolo provocò la morte di una donna e dei suoi due figli gemelli.

La mattina del 2 aprile del 1985, poco dopo le 8:35, sulla strada provinciale che attraversa Pizzolungo, venne posizionata un’autobomba destinata al Sostituto Procuratore. Quel tragitto lo percorreva ogni giorno, partendo dalla casa dove alloggiava a Bonagia per giungere al palazzo di Giustizia di Trapani. Palermo era a bordo di una Fiat 132 blindata, seguito da una Fiat Ritmo di scorta non blindata. In prossimità dell’auto carica di tritolo, l’auto di Carlo Palermo superò una Volkswagen Scirocco guidata da Barbara Rizzo, 30 anni, che accompagnava a scuola i figli Giuseppe e Salvatore Asta, gemelli di 6 anni. L’utilitaria si venne a trovare tra l’autobomba e la 132. L’autobomba venne fatta esplodere comunque. L’esplosione si udì a chilometri di distanza.

L’utilitaria fece da scudo all’auto del sostituto procuratore che rimase solo ferito. Nella Scirocco esplosa morirono dilaniati la donna e i due bambini. Dei quattro agenti della scorta quelli sulla 132, rimasero leggermente feriti mentre gli altri due dell’altra auto vennero gravemente colpiti dalle schegge.

Per la strage di Pizzolungo sono stati condannati, come mandanti, all’ergastolo, Totò Riina, Balduccio Di Maggio, Vincenzo Virga e Nino Madonia. Lo scorso anno, a Caltanissetta, ha preso il via il processo Quater dove è imputato il boss mafioso palermitano del rione Acquasanta, Vincenzo Galatolo.

Sul luogo della strage, che è diventata il luogo della memoria, da tanti anni il Comune di Erice e Libera, organizzano una commemorazione. Quest’anno, per le misure di contenimento del Covid-19, tutto si sposta sui social, sulle pagine Facebook ed Instagramm “Non Ti Scordar di Me”.