“Storie diverse in un luogo comune” di José Marceca.

“Io, del Bar Colonna, lo ammetto, non sono mai stato uno dei protagonisti. Per ragioni anagrafiche principalmente, ma anche per indole riservata.

Ciò non mi ha comunque impedito di vivere quel luogo, il centro nevralgico della città negli anni ‘70 e ‘80, come uno dei più rappresentativi di quel formidabile periodo che fu la mia giovinezza.

Bar Colonna, in Corso Italia a Trapani, ultimo baluardo prima di addentrarsi nei meandri del Centro Storico, cuore pulsante per uno stuolo di persone di età diverse, che lo avevano eletto come loro Fort Apache: rifugio, area di confronto, divertimento e sfoggio, protezione contro le brutture della vita, nemiche ancora lontane.

Attaccato come un fratello siamese, il cinema più importante della città, se non altro in termini di grandezza, L’Ariston. Appena un po’ più in là, giusto il tempo di svoltare l’angolo, il Bar storicamente antagonista, eppure in qualche modo baluardo gemello: il Piccadilly. Dandovi le spalle, a sinistra la Loggia, luogo eletto per il passeggio, sempre affollata di gente e ricca di negozi storici; a destra, uno scorcio del Porto.

Lo sapevamo allora quanto eravamo fortunati, a vivere in un posto così?

Se io non sono stato uno dei protagonisti del Bar Colonna, certamente quell’angolo di Corso Italia dove il Bar si trova lo è stato per me. Vivendo proprio a due passi, in quella Via Ammiraglio Staiti che costeggia tutto il Porto, Piazza Ariston e tutta l’area intorno videro già, insieme ad altri impavidi alfieri, le mie scorribande di bambino.

Poi l’adolescenza, il primo timido affacciarsi oltre la galleria del Palazzo Ariston, le prime occhiate rapite a quelle splendide ragazze, che sembravano luccicare d’oro. E i golden boy, le auto, le moto sfavillanti, quell’atmosfera che ai miei occhi di sbarbo somigliava a quella del Grande Gatsby.

E naturalmente i primi acquisti fatti in autonomia, i jeans firmati, la scoperta dei luoghi di culto, per noi ragazzi avidi di nuove sensazioni e di originalità: Zizago, con le sue luminarie psichedeliche e i profumi orientali, le boutique dove si comprava l’abbigliamento piú sfizioso, Apple, Kinki, Jim 3, Benetton, ma anche quel negozietto (di cui non ricordo il nome), situato alla fine di Corso Italia, prima di svoltare per la Via Ammiraglio Staiti, dove si compravano i jeans Spitfire.

Eppoi Prestigiacomo, Aster ed altri per gli acquisti più “importanti”. Chissà a quanti di voi verranno in mente altri negozi più o meno grandi che in quel periodo rendevano vitale la città.

Poi rapidamente fu il tempo dei primi approcci con le ragazze, i primi baci (di cui non si era in grado ancora di assaporare pienamente il sapore), le tenere (a volte focose) esplorazioni, le gioie (e i dolori) del primo, indimenticabile amore, e finalmente il sesso, quello vero: l’estasi.

Pian piano i timidi sguardi da bambino rivolti ai ragazzi più grandi in quella Piazza enorme diventarono quelli di un adolescente legittimato a frequentare gli scalini del Bar.

Le prime amicizie “da grande”, i pettegolezzi, lo sguardo ammirato verso le ragazze che catalizzavano l’attenzione di grandi e piccini. E le uscite serali, la discoteca, quella che su ogni altra è stata un vero e proprio Studio 54 per la nostra città: il Light Ball.

Quel posto era un mito. Lo era perché era gestito da persone serie. Lo era perché frequentato dalla più bella gioventù. Lo era perché Pierone, all’ingresso non faceva entrare nessun poco di buono. Lo era per la musica, vera protagonista. Ed era musica meravigliosa, quella che si ballava al Light. Forse allora non lo sapevamo, ma era la stessa che si ballava nei più prestigiosi club del mondo, selezionata dalle sapienti mani di Stefano Genco, grande conoscitore di funky soul e non solo.

E se il Bar Colonna era l’epicentro dei pomeriggi, il Light lo era certamente delle notti. Quante feste straordinarie celebrate li. Le cacce al tesoro, i compleanni, i carnevali indimenticabili, con alcuni dei costumi più belli e originali che io abbia mai visto in vita mia. Perché i richiami erano ai personaggi celebri dell’epoca: Le Sorelle bandiera, The Warriors, i Baci perugina e tanti, tanti altri. Eppoi Federica F. che imitava il falsetto di Maurice White degli Earth Wind and Fire, quando dalla cabina del DJ si levavano le note di Devotion; Pablo, che volteggiava in pista con mosse da ballerino provetto; le ragazze, splendide nei loro tubini neri e le sciarpe di lamé. Altre discoteche aprirono, ma i sabati notte e le domeniche pomeriggio al Light regalarono allora ed hanno lasciato nella memoria di tanti di noi un altro sapore.

Alle volte si andava a Palermo, allo Speak Easy, con l’idea di andare in un posto esclusivo per scoprire poi che la musica di Stefano era decisamente superiore in qualità. Fu proprio con lui che ci andammo un paio di volte, a bordo della sua spettacolare Citroen DS, già solo il viaggio uno sballo. Niente, al Light avevamo già tutto quello che ci serviva per divertirci, e divertirci davvero.

Tanti furono i personaggi che si distinguerono in quei fantastici anni ‘70/’80, con alcuni di loro fu subito amicizia, con altri lo divenne più avanti nel tempo.

Ricordo distintamente Gioacchino, simpatico ed esuberante, sempre circondato dalle ragazze più interessanti. Andrea, mitico Andrea, che sembrava il gemello di Alain Delon, insieme al suo gruppo con in primis l’amico di sempre Peppe. Pablo, capelli lunghi impeccabili, camperos a vista e i suoi racconti delle notti passate al Much More o all’Easy Going. Elio, colui il quale batteva sempre tutti con le sue mise stilose ed originali, diventato poi uno stilista di prestigio. Le cassette, preziose e memorabili, di Paul Micioni, Faber Cucchetti, Larry Levan, L’Ebreo, Mozart, Marco Trani, Ago. E tanti, tantissimi altri personaggi indimenticabili.

E i concerti all’Ariston, le scampagnate a San Vito, le notti dei Misteri, la Giostra, le serate al Palazzo Venuti, Radio Trapani Centrale, Radio Scirocco, il Submarine Pub, e le ragazze, le ragazze, le ragazze…

Poi, pian piano, gli anni ’80 terminarono, e durante tutti gli anni ’90, pur essendo il decennio che vide la maggiore affluenza in quella Piazza (tutto il mondo era li), il Bar Colonna perse molto del suo fascino. I personaggi storici avevano cominciato ad abbandonarlo. Il declino fu come vedere un meraviglioso elefante bianco abbattuto da un maldestro cacciatore, ed oggi, di quell’epoca svavillante, non rimane più nulla.

Ma quest’ultima affermazione non è corretta: qualcosa rimane. I ricordi. Netti, distinti, memorabili. Ricordi che grazie all’iniziativa di Francesco De Blasi, coadiuvato da Roberto Bonventre, sono riaffiorati prepotentemente nella memoria di tutti noi, e stanno tornando alla luce attraverso testimonianze fotografiche stupefacenti, come lo è l’emozione che tali ricordi hanno il potere di scatenare.

Io non ho foto storiche da offrire, ma spero che ne facciano vece queste mie parole, e il collage che ho voluto preparare prendendo a prestito alcune delle foto da voi pubblicate, fantastico pubblico protagonista di un era felice.”

Note dell’autore: Josè Marceca è un grafico professionista e negli anni 80/90 è stato uno dei Disck Jockey più conosciuti della provincia di Trapani.