Paolo Ruggirello è stato sottoposto al tampone faringeo. Lo ha comunicato ai familiari il Garante dei Detenuti della Regione Campania. Adesso bisognerà attendere 72 ore per avere l’esito. E’ finalmente sollevata la figlia, Monica, che fino a qualche ora fa, aveva detto: “Non chiedo, e non spero, nella scarcerazione, né nella detenzione domiciliare per mio padre: soltanto che vengano eseguiti gli accertamenti opportuni, alla luce della febbre altalenante prolungata, in corso esattamente dal 25 marzo sera, della tosse e della nausea”. Monica Ruggirello ha sentito suo padre,  detenuto al carcere di Santa Maria Capua Vetere, ieri sera per l’ultima volta. Oggi non è riuscita ad avere notizie, pur avendo chiamato al centralino del carcere, e sa che non potrà risentirlo prima di lunedì, tra le 14.30 e le 15, orario in cui solitamente l’ex deputato regionale la chiama. “Chiedo che venga curato, che, come tutti i detenuti, e tutta la popolazione penitenziaria, compresi gli agenti, non venga dimenticato. Mio padre sta male da dieci giorni: ha una febbre che oscilla tra 37.8 e 38.5. E’ stato visitato dal medico e viene curato con la tachipirina, inefficace finora contro la febbre, e con un paio di giorni di antibiotici, ora sospesi, e che non hanno prodotto l’effetto sperato. Aveva ha chiesto di essere sottoposto al tampone, che non era stato ritenuto necessario perché i sintomi potrebbero essere dovuti a un’influenza stagionale. Né un prelievo del sangue, una radiografia”. Al momento Paolo Ruggirello è in isolamento sanitario in infermeria. Il suo malessere era stato ricondotto a problemi ‘di gola’. Adesso finalmente l’atteso tampone, che in un momento così delicato dovuto all’emergenza sanitaria a causa del coronavirus, appariva irrimandabile.  Nella serata di ieri, informata della vicenda, Rita Bernardini, del Partito Radicale, presidente di Nessuno tocchi Caino – Spes contra Spem, si era messa in contatto con il Garante Nazionale, Emilia Rossi, che proprio oggi le ha confermato che l’esame è stato eseguito.