Paolo Ruggirello è risultato positivo al tampone faringeo cui è stato sottoposto ieri, dopo le pressanti richieste avanzate al personale del Carcere in seguito al malessere persistente che lo aveva colpito da circa dieci giorni, e dopo l’intervento della figlia, Monica, preoccupatissima per le sue condizioni di salute. Ruggirello è stato ricoverato all’Ospedale Cotugno di Napoli. A comunicarlo alla famiglia sono stati i Carabinieri. “La mia richiesta di aiuto non era infondata – dice adesso la figlia – non poteva essere soltanto una banale influenza. Grazie a chi si è interessato siamo riusciti ad ottenere questo risultato, evidentemente in modo tardivo. Grazie al Garante dei Detenuti della Regione Campania, grazie all’Associazione Antigone”. I familiari non sono riusciti a mettersi in contatto direttamente con lui, pur avendo provato a chiamare l’Ospedale: in questa situazione di emergenza, in cui anche le persone care e più vicine agli stessi pazienti Covid vengono allontanate per evitare il rischio di contagio, le difficoltà per i detenuti e i loro congiunti sono ovviamente amplificate. “Quello che mi dispiace e che ritengo ancor più ingiusto – aggiunge Monica Ruggirello – è che mio padre è stato messo in isolamento sanitario soltanto sabato”. Paolo Ruggirello, in carcere dal 5 marzo 2019, quando venne arrestato nell’ambito dell’operazione “Scrigno”, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di associazione mafiosa. Dopo aver lasciato il Pagliarelli era stato trasferito lo scorso agosto in Campania, al Carcere di Santa Maria Capua Vetere: era in cella con un altro ragazzo, cui lui faceva da piantone. Dal 25 marzo sera aveva febbre, poi è sopraggiunta la tosse e la nausea. “Chiedo che venga curato come tutti i detenuti, come gli agenti, come tutta la popolazione penitenziaria – aveva ribadito la figlia -. Chiedo che non venga dimenticato. Non ho mai parlato di scarcerazione. Solo di giusta assistenza”. Ruggirello, era stato visitato dal medico e inizialmente curato con la tachipirina e con un paio di giorni di antibiotici, che non hanno prodotto l’effetto sperato.

J.C.