Paolo Ruggirello, dunque, è il primo caso di Covid-19 negli istituti penitenziari della Campania. E’ risultato positivo al tampone faringeo cui è stato sottoposto dopo le pressanti richieste avanzate al personale del Carcere in seguito al malessere persistente che lo aveva colpito da circa dieci giorni, e dopo l’intervento della figlia, Monica, preoccupatissima per le sue condizioni di salute. Ruggirello è stato ricoverato all’Ospedale Cotugno di Napoli. Nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dove si trovava dallo scorso mese di agosto, erano stati contagiati un medico e due infermieri, come aveva riportato un articolo del quotidiano Il Mattino di Napoli il 20 marzo scorso e come era stato ribadito il 25 marzo dai Radicali per il Mezzogiorno Europeo, che avevano lanciato l’allarme e chiesto alle istituzioni di evitare che il carcere si trasformasse in un focolaio del virus con enormi conseguenze sul sistema sanitario. Secondo i dati del garante dei detenuti della Regione Campania, il reparto ora è stato isolato, e sono iniziati i test rapidi per i 131 detenuti e per i 54 agenti che vi operano. A comunicare alla famiglia la positività del test effettuato a Ruggirello, sono stati ieri i Carabinieri. “La mia richiesta di aiuto non era infondata – dice la figlia – non poteva essere soltanto una banale influenza. Grazie a chi si è interessato siamo riusciti ad ottenere questo risultato, evidentemente in modo tardivo. Grazie al Garante dei Detenuti della Regione Campania, grazie all’Associazione Antigone”. I familiari, sia ieri che sabato non sono riusciti a mettersi in contatto direttamente con lui, pur avendo provato a chiamare l’Ospedale: in questa situazione di emergenza, in cui anche le persone care e più vicine agli stessi pazienti Covid vengono allontanate per evitare il rischio di contagio, le difficoltà per i detenuti e i loro congiunti sono ovviamente amplificate. “Quello che mi dispiace e che ritengo ancor più ingiusto – aggiunge Monica Ruggirello – è che mio padre è stato messo in isolamento sanitario soltanto sabato”. Paolo Ruggirello, in carcere dal 5 marzo 2019, quando venne arrestato nell’ambito dell’operazione “Scrigno”, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di associazione mafiosa. Dopo aver lasciato il Pagliarelli era stato trasferito lo scorso agosto in Campania: era in cella con un altro ragazzo, cui lui faceva da piantone. Dal 25 marzo sera aveva febbre, poi è sopraggiunta la tosse e la nausea. “Chiedo che venga curato come tutti i detenuti, come gli agenti, come tutta la popolazione penitenziaria – aveva ribadito la figlia -. Chiedo che non venga dimenticato. Non ho mai parlato di scarcerazione. Solo di giusta assistenza”. Ruggirello, era stato visitato dal medico e inizialmente curato con la tachipirina e con un paio di giorni di antibiotici, che non hanno prodotto l’effetto sperato.

J.C.