Così si è espresso il Tribunale di Trapani, con un’ordinanza notificata il 20 aprile scorso,  rimettendo gli atti al Senato affinché decida se concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti  del parlamentare grillino:  “l’eccezione difensiva  non può essere accolta, non potendosi addivenire ad un’assoluzione mancando le dichiarazioni de quibus, per le ragioni che si diranno, del necessario nesso funzionale con la qualità di parlamentare rivestita dall’ odierno imputato all’ epoca dei fatti”.  Il Tribunale di Trapani si è pronunciato sul processo per diffamazione a carico del Senatore Maurizio Vincenzo Santangelo. Il parlamentare grillino è accusato di aver diffamato l’emittente televisiva Telesud in occasione di un comizio elettorale ed in un intervento politico al Mercato del Pesce di Trapani,  tenutisi entrambi nel maggio 2017. Accuse pesantissime quelle dell’ex sottosegretario che indussero il nostro Gruppo Editoriale a depositare un esposto querela presso la Procura della Repubblica. “…endorsment per Fazio e per D’Alì,ostruzionismo becero…,televisione che va a sentire solo la voce di chi comanda e non del popolo...”; queste solo alcune delle affermazioni del parlamentare. Nell’ambito del processo, le Difese di Santangelo avevano chiesto emettersi una sentenza di assoluzione rilevando come fosse applicabile al Senatore la guarentigia di cui all’art. 68 della Costituzione.  Nei giorni scorsi, il pronunciamento del Giudice Francesco Giarrusso: le richieste d’assoluzione dei legali del Senatore non possono trovare accoglimento “mancando il necessario nesso funzionale con la qualità di parlamentare rivestita dall’odierno imputato all’epoca dei fatti.” Ed ancora: “il riferimento alla generica attività parlamentare o l’inerenza a temi di rilievo generale, pur dibattuti in Parlamento, non può in alcun modo rinvenirsi, come corrispondenza, con riguardo al comizio tenuto presso il porto di Trapani avente ad oggetto la crisi del locale mercato del pesce, tematica che non risulta -minimamente- essere stata oggetto di attività parlamentare.” Infine, Giarrusso, mette nero su bianco l’assoluta inconsistenza sulle accuse di “presunta faziosità di Telesud”: “l’attività parlamentare svolta nel settore delle telecomunicazioni dall’imputato era volta a verificare il rispetto delle prescrizioni sulla campagna elettorale e non certo alla generica faziosità dei mass media…,che, inoltre, è chiaramente successiva allo svolgimento dei comizi politici di cui all’imputazione. Sulla base delle superiori considerazioni, l’eccezione difensiva sull’applicabilità delle garanzie di cui all’art.68 della Costituzione – ovvero le guarantigie parlamentari sull’insindacabilità delle opinioni espresse nell’esercizio delle proprie funzioni – va rigettata, imponendosi la trasmissione degli atti del presente procedimento al Senato della Repubblica per le deliberazioni di competenza.”