I familiari vogliono far luce sulla tragedia del mare. Tra le ipotesi in campo, anche quella dello speronamento.

Una motovedetta della guardia costiera di Palermo sta scandagliando il mare attorno ad Ustica alla ricerca di Vito Lo Iacono, l’ultimo dei tre marittimi dispersi in mare. Si tratta del figlio 26 enne del comandante del peschereccio Nuova Iside, impegnato in un battuta di pesca d’altura a largo di San Vito Lo Capo di cui si sono perse le tracce mercoledì scorso.

Due i corpi fino ad adesso recuperati a largo di Ustica- nel corso delle ricerche che hanno viste impegnate un elicottero e motovedette della guardia costiera, anche da Trapani e un velivolo del centro Sar di Birgi- quello di Giuseppe Lo Iacono e quello di Matteo Lo Iacono, quest’ultimo individuato sabato mattina dall’equipaggio del traghetto Antonello Da Messina. Trasporto sul molo del porto di Terrasini per il riconoscimento e l’ispezione cadaverica, la salma è stata condotta all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Palermo per essere sottoposto all’autopsia, come richiesto ed ottenuto dalla sua famiglia.

La moglie e la figlia  del comandante vogliono fare luce sull’immane tragedia che ha colpito due famiglie, la loro e quella del cugino Giuseppe di 35 anni, che ha lasciato una moglie e 7 figli, tre dei quali adottivi, tutti minorenni.  Intanto il legale dei Lo Iacono, l’avvocato Aldo Ruffini,  ha cercato di ricostruire il lasso di tempo in cui potrebbe essersi verificata la tragedia, basandosi sulle testimonianze dirette degli stessi familiari delle vittime e su orari di telefonate e messaggi whatsapp ricevuti e non. Elementi che potrebbero indurre la Procura di Palermo che, sulla vicenda ha aperto un’inchiesta, a disporre la riesumazione della salma di Giuseppe Lo Iacono per sottoporla pure ad esame necroscopico.

L’unica cosa certa – afferma Aldo Ruffino – è che, dagli ultimi contatti, l’intero equipaggio non manifestava alcuna preoccupazione per le condizioni del mare. Gli ultimi messaggi sono arrivati attorno alle 21.53 di martedì scorso. In quel momento non soffiava vento di scirocco. Fino a mezzanotte e 10 minuti del martedì, i telefonini funzionavano e abbiamo la certezza che i messaggi inviati dai familiari sono stati ricevuti, per le due spunte di notifica che compaiono sul display. Un messaggio successivo inviato intorno all’una, nella notte tra martedì e mercoledì, non è mai arrivato ai destinatari, perché rimasto con una sola spunta di notifica. Ciò fa ipotizzare che qualcosa di imprevisto, improvviso ed incontrollabile sia accaduto proprio poco dopo l’ultimo messaggio ricevuto dall’equipaggio. Inoltre, l’ultimo rilevamento della Guardia Costiera sulla posizione della Nuova Iside che, automaticamente ogni due ore trasmetteva attraverso le apparecchiature elettroniche di cui l’imbarcazione era dotata, risale pure a dopo la mezzanotte, poi più nulla”.

Ad alimentare dubbi sul fatto che qualcosa sia successo durante la notte tra martedì e mercoledì, è un particolare dettaglio. “Al momento del ritrovamento, il corpo del Capitano Matteo Lo Iacono indossava ancora una pesante felpa che fa escludere che il disastro possa essere avvenuto durante le ore successive di scirocco che avrebbero potuto rendere difficoltosa la navigazione. Ciò rafforza l’ipotesi che l’incidente – – prosegue Ruffino – sia avvenuto in piena notte. Tutto è ipotizzabile a questo punto, anche un inconsapevole speronamento notturno da parte di navi mercantili che solitamente attraversano quello specchio di mare o da parte di altre imbarcazioni da pesca presenti nella zona. Infine – conclude il legale delle famiglie Lo Iacono – nessun mayday è stato lanciato dalla Nuova Iside – particolare rilevante su cui bisogna fare assolutamente luce”. 

GUARDA IL SERVIZIO