di Fabio Tartamella

Fate presto. Ce lo chiede quella corsa di Vincenzo Italiano. Era un anno fa esatto. La corsa di un allenatore che aveva sempre lasciato il palcoscenico ai calciatori, che non si era mai messo sotto le luci della ribalta. Quella corsa sotto la curva. Quella curva che ha cantato in ogni angolo d’Italia, che ha riempito i cuori di entusiasmo anche a Catania e Piacenza, nei giorni in cui non si sapeva che fine avremmo fatto. Rulli di tamburo e tutti a cantare, a fine partita: avvocati, operai, disoccupati e pensionati, dai sette ai settant’anni. Cori a cancelli chiusi dentro il Cibali. Eravamo tutti furiosi per un 2-2 rubato, subito come un’ingiustizia. Ma dentro di noi sapevamo che saremmo arrivati fino in fondo. E in fondo siamo arrivati, un anno esatto fa come oggi. Quindici giugno 2019, davanti la curva, questa volta al Provinciale. Soliti ettolitri di birra e solita emozione: con Stefano Scognamillo, squalificato, e i suoi genitori, a fianco a noi. “Stefano, perché sei qui?”, gli chiediamo. E lui: “Perché questa gente lo merita”. Bene, siamo la stessa gente. Se meritavamo dodici mesi fa, lo meritiamo anche oggi. Senza pudore. C’eravamo, e lo urliamo: fate presto. Decidete di chi sia il Trapani, altrimenti quella corsa è solo magone, solo rimpianto. Quella corsa e quella passione. A Roma si discute, e a Trapani si muore. Nel rispetto, di questa passione, di questa curva, di cosa sia il calcio a Trapani, di chi crede che quelle cose di un anno fa abbiano un senso. Anche oggi. Fate presto: decidete di chi è il Trapani. Fateci combattere ancora. È l’unica cosa che chiediamo.