Prevedibilmente, la pancia dei social, dopo i domiciliari per l’ex deputato regionale Paolo Ruggirello, si sono scatenati con tutto l’odio seriale possibile verso un provvedimento, a nostro avviso, anche fin troppo ritardato per lo stato processuale della vicenda. Un principio di garanzia assoluta alla persona, che ovviamente esula dalla figura dell’ex parlamentare, che per il nostro Gruppo Editoriale è la stella polare della propria attività giornalistica. Un principio cui non deroghiamo per nessuna ragione, tantomeno per qualche like in più. Anzi, lo dico francamente anche a costo di perdere lettori e dunque ascolti e quindi pubblicità, coloro che rifiutano il pensiero espresso dall’avvocato Vincenzo Scontrino qui sotto, farebbero bene a non seguirci più. Men che meno di esprimere il loro odio seriale nei commenti. Una possibilità, tuttavia, che Telesud non gli negherà mai, proprio in funzione di quella “libertà” che adesso leggerete. Adesso lascio parola ad un pensiero che raramente ho potuto condividere più totalmente. “Gentile Signora, – scrivere il legale trapanese in risposta ad una persone che affermava la colpevolezza di Ruggirello in un nostro post sull’applicazione dei domiciliari – apprendo che lei conosce tutte le prove processuali, sa come funziona un processo penale tanto da affermare che Ruggirello paga tre avvocati, e ha già scritto la sentenza di condanna. Mi complimento con lei. Il tribunale del popolo funziona benissimo. Non capisco perché Bonafede non esautori il corpo giudicante e istituisca il tribunale di Facebook. Anche se comprendo che ormai ci siamo vicini. Cara signora, io e lei per fortuna non ci conosciamo. E non ci conosciamo perché abbiamo due culture distantissime. E fortunatamente non conosco nessuno di quelli che si dicono allibiti del provvedimento, sempre per lo stesso motivo. Io non so se lei ha studiato, credo di sì, perché almeno esprime i suoi pensieri in italiano corretto diversamente dagli altri commentatori. Eppure  – continua l’avvocato Scontrino – mi esprimo in modo improprio, perché c’è grande differenza fra andare a scuola e studiare. L’obbligo scolastico ha creato i cittadini che blaterano contro la giustizia distorta, lo studio ha creato i cittadini che osservano le decisioni dei giudici. Se i primi, invece di scaldare i banchi avessero avuto amore verso se stessi e la società, al quarto anno di superiori, nessun istituto escluso, avrebbero incontrato la rivoluzione francese. E nessun professore anche del peggior istituto avrebbe parlato della Revolution senza riferire del concetto filosofico che fondò quel moto, il pensiero illuminista. Mi creda, quel pensiero è una vera rivoluzione, io quando ci penso a volte mi emoziono ancora. Pensatori che trecento anni fa dichiaravano perplessità sul regime della carcerazione preventiva. Che follia, vero? Probabilmente quella fu la stagione filosofica più entusiasmante, insieme a quella socratica, per l’Uomo. Si immagini, quei pensatori sono coloro che hanno permesso che lei giungesse qui, su questo strumento sociale, ad esprimere in libertà il suo pensiero. Già, in libertà. Non so se ha mai visto un dipinto di un certo Delacroix, si chiama la Libertà che guida il popolo. Leggo i commenti e mi chiedo cosa sia rimasto nel popolo di quel concetto di libertà, di quell’idea di guida, tutti così interessati alla giustizia sommaria, quella partorita dai brandelli di prove che le procure lasciano trapelare per nutrire la bramosia di forca di quel popolo che ha ripudiato la Libertà. Perché nel concetto di Libertà c’è tutto, cara signora: c’è il diritto allo studio, c’è il diritto di parola, c’è il diritto di pensiero, c’è il diritto alla presunzione d’innocenza. Tutti diritti a cui il popolo non crede più. E a cui probabilmente il popolo non ha mai creduto, o ancor peggio, non ha mai immaginato. Tuttavia – conclude il legale – io mi rifiuto di dare ragione al panem et circenses. E prima o poi tornerà il vento buono nella società. Ne parlavo l’altra sera a mia figlia, di magnifiche sorti e progressive, a cui siamo nel lungo tempo destinati. Io non ci sarò, probabilmente, ma io non conto. Conta l’Uomo, e l’Umanità.”

Massimo Marino

Presidente di Telesud