Sembra destinato a restare in fondo al mare il peschereccio della flotta di Terrasini.

Rosalba Cracchiolo, moglie di Matteo e madre di Vito Lo Iacono continua a chiedere con forza che venga recuperato il peschereccio che giace a 1400 metri di profondità, a circa 30 miglia a nord da Palermo. E’ convinta che dentro, sia rimasto incastrato il figlio 27enne. Non ha pace la donna che nell’affondamento del Nuova Iside ha perso marito e figlio, e pianto anche il cugino Giuseppe che la lasciato una moglie e 4 figli.  Il recupero del relitto, inabissatosi lo scorso 12 maggio ed individuato il 21 giugno dal cacciamine Numana della Marina Militare, sembra ormai sempre più improbabile oltre che dispendioso.

Intanto proseguono le analisi nei laboratori chimici dei Ris di Messina sui reperti acquisiti del motopesca e sulle tracce prelevate dalla petroliera Vulcanello. I risultati verranno consegnati a giorni sia alla Procura di Palermo che ai periti di parte interessati alle indagini.

Per la Procura di Palermo sarebbe avvenuta una collisione tra il peschereccio e la petroliera, inoltre vi è il sospetto che al momento dell’incidente nella sala comandi non ci fosse nessuno a vigilare. Da un primo esame della scatola nera della Vulcanello, infatti, non si sentono voci registrate. Cosa assai strana poiché nel momento in cui il radar avverte sulla rotta la presenza di un’altra imbarcazione le comunicazioni di servizio dovrebbero essere inevitabili e ripetute. Ed invece solo silenzio intervallato da rumori e rallentamento di velocità intorno alle 23,00, fascia oraria in cui si sarebbe persa ogni traccia del Nuova Iside. Per trovare segni della collisione i carabinieri del Ris hanno prelevato una ventina di reperti dalla chiglia della petroliera Vulcanello, finita sotto sequestro nel porto di Augusta. Saranno pure confrontati con lo smalto con cui è stato ridipinto il peschereccio Nuova Iside.  I Pm, comunque,  non si sentono di escludere neanche l’ipotesi che, il passaggio della petroliera possa aver generato un’onda anomala che  può aver fatto capovolgere e affondare la Nuova Iside. Se così fosse, sotto il profilo delle responsabilità, ciò non scagionerebbe comunque i quattro indagati, il comandante della petroliera, l’armatore della società Augusta Due del gruppo Mednav e due ufficiali in servizio in plancia, accusati di omicidio colposo e omissione di soccorso.