L’agronomo e vicepresidente della sezione di Trapani di Italia Nostra interviene sugli incendi che nei giorni scorsi hanno devastato diverse montagna del territorio, lanciando anche delle proposte.

I piromani esistono, gli incendi dolosi per mafia o per altre cause anche, un ruolo non secondario hanno pure gli incendi dovuti a negligenza; spero li mettano in galera. E tuttavia la causa principale degli incendi non è dovuta ai suddetti atteggiamenti dolosi o irresponsabili.
La causa principale è dovuta alla insufficiente prevenzione. In ogni bosco sarebbe necessario un piano di gestione che preveda anche la pulizia degli arbusti e del sottobosco, la pulizia delle fasce laterali delle stradine, la riduzione della legna secca abbandonata, la riduzione delle popolazioni di aghifoglie che sono infiammabili, la manutenzione delle fasce tagliafuoco, etc.
Un’altra concausa importante è dovuta all’abbandono delle foreste ed alla loro espansione attraverso l’abbandono delle aree marginali ex agricole che forniscono grande quantità di legna combustibile a disposizione dei malintenzionati.
Ne consegue che è sbagliato dare maggiore attenzione allo spegnimento rispetto alla prevenzione.
Lo spegnimento, ovviamente, ci vuole ma soprattutto bisogna investire nella manutenzione dei boschi, anche coinvolgendo i privati. Bisogna altresì impedire che gli agricoltori abbandonino i boschi e i propri terreni marginali rendendo il bosco produttivo o anche, se serve, introducendo appositi “redditi di cittadinanza”.
Segnalo inoltre che l’incendio dei boschi produce anche altri danni perché uccide la fauna e brucia anche il sottobosco denudando la terra così che i terreni in pendio, quando le piogge sono intense, causano frane che, a loro volta, producono ulteriori danni, anche alle abitazioni.

La proposta: i contratti di responsabilità
(Estratto da in articolo del 2017 di Perna, Barbera ed altri)
“Il metodo sperimentato anche nel Parco Nazionale del Pollino ed in altri Parchi regionali ha dato degli ottimi risultati, riuscendo a ridurre mediamente dell’80% la superfice bruciata rispetto alla media degli anni precedenti. Il contratto di responsabilità territoriale impegna associazioni ambientaliste, cooperative sociali, associazioni di protezione civile, singoli contadini e pastori e loro associazioni, a occuparsi di una determinata zona per un periodo di tempo, in genere da giugno a ottobre. Il soggetto che firma il contratto con l’Ente Parco riceverà il 50% del valore del contratto (calcolato in base agli ettari da proteggere) agli inizi dell’attività e l’altro 50% se la superficie bruciata non supera l’1% della superficie data in «adozione».”

Totò Pellegrino