di Mario Torrente

Terzo appuntamento con le iniziative organizzate dal gruppo archeologico Erykinon. Dopo la passeggiata sul versante di Sant’Anna della montagna, dove tra il 249 ed il 241 venne combattuta la prima guerra punica, ed il tour per le edicole votive di Erice, il gruppo, guidato dal bravissimo Vittorio Mirto, ha fatto tappa nel bosco che costeggia le millenarie mura elimo-puniche per arrivare al Quartiere Spagnolo passando per il cosiddetto “cimitero ebraico”. Il primo momento è stato dedicato all’antichissimo antemurale, una prima linea di difesa che si trovava davanti la grande cinta muraria del centro abitato. Ancora oggi, poco prima di porta Spada, tra la vegetazione si intravedono i blocchi di pietra che facevano parte di questa cinta di muraglia parallela a quella urbana di cui parlano diversi autori e storici.

La passeggiata è proseguita verso la zona del “cimitero ebraico”, sotto le chiese di Sant’Antonio e Sant’Orsola, dove si trovano i resti di una struttura, molto antica, che resta avvolta da mistero. Non si sa infatti cosa sia. Il quartiere ebraico si trovava infatti nei pressi della attuale via Apollonis, dove c’era anche una sinagoga. Ancora prima, in epoca pagana, si narra che qui sorgesse in tempio di Apollo. Con una piscina dedicata al dio del sole proprio nel versante della montagna che guarda verso l’alba. Poco sotto, proprio all’inizio del bosco, c’è questa struttura che grazie ai lavori di pulizia fatti nei giorni scorsi dalla Forestale si può vedere perfettamente. Fino a pochi giorni addietro era infatti quasi del tutto nascosta dalla vegetazione.

Adesso, dopo diversi anni, si possono nuovamente vedere le antiche pareti ed i diciotto vani quadrangolari di circa due metri e ottantacinque centimetri per lato. Ma non si sa cosa sia. Forse un deposito per viveri o un magazzino a servizio del vicino Quartiere Spagnolo. Ma sono solo delle ipotesi. Per svelare il mistero andrebbero fatti degli scavi archeologici e degli studi approfonditi, così come nella vicina area che si affaccia su Bonagia e su tutto l’Agroericino, sempre sotto il Quartiere Spagnolo. Qui si potrebbero trovare i resti di un santuario dedicato a Demetra. E’ una ipotesi che potrebbe essere confermata solo facendo delle indagini alla ricerca del Thesmophorion dove si praticava il culto di Demetra con celebrazioni legate al ciclo dell’agricoltura. Il che permettere di riavvolgere la clessidra del tempo tra la fine del VI secolo e gli inizi del V secolo a. C. Insomma, sono diverse le aree ad Erice con tanti segreti ancora da svelare. Ma tutto passa, naturalmente, per una campagna di scavi condotta da archeologici e personale qualificato. Il che permetterebbe di scrivere ancora altre pagina nella ultramillenaria storia di Erice. Andando così ad arricchire l’offerta culturale di quella che fu la montagna della dea dell’amore.

Intanto le passeggiate organizzate dal gruppo Erykinon guidato da Nicola Savalli in queste calde settimane d’agosto hanno permesso di puntare i riflettori sul grande potenziale della montagna di Erice. Purtroppo in tanti suoi aspetti ancora del tutto da valorizzare. Un po’ come un iceberg, dove ciò che si vede è solo la minima parte della montagna di ghiaccio che c’è sott’acqua. Ecco, ad Erice forse è il caso di iniziare ad “immergersi” per esplorare cosa si nasconde sott’acqua.