Lo “Stazzuni” di via San Biagio a Partanna tornerà a vivere grazie al finanziamento dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana che ha destinato per il suo recupero 1 milione e 300 mila euro dai fondi POC 2014-2020. Lo “Stazzuni del signor Liotta”, così era noto l’impianto, oggi proprietà comunale, era il luogo in cui si lavorava l’argilla per la produzione di tegole, mattoni e contenitori e costituisce l’unica testimonianza locale di questa attività tradizionale. I manufatti prodotti s‘indicavano come “Rrobba di stampa” (tegole e mattoni) e “Rrobba di torniu” (vasellame). Per l’importanza dal punto di vista etno-antropologico (il complesso produttivo, che risale ai primi anni del novecento ed è rimasto in funzione fino al terremoto del 1968), è sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Trapani dal 1991. «Attraverso il recupero dello “Stazzuni” – dice l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – il territorio di Partanna e la provincia di Trapani, si riappropriano di una significativa testimonianza della storia imprenditoriale del territorio. La lavorazione tradizionale del “cotto” rientra, infatti, nell‘ambito di quella “cultura materiale”, per cui manufatti, strumenti, utensili e strutture murarie, in ogni modo impiegate per la realizzazione di oggetti in argilla, sono da considerarsi beni culturali che raccontano la storia di un territorio, la sua operosità, la capacità di fare impresa, le tecniche produttive, le relazioni economiche con il territorio stesso». «Il recupero dell’impianto, inoltre – sottolinea l’assessore Samonà – acquisisce ancora maggior valore a seguito degli scavi archeologici in Contrada Stretto, poco distante dal centro abitato di Partanna, che hanno portato alla luce un villaggio neolitico in cui fiorente e cospicua è stata la produzione della ceramica e che testimoniano già una tradizione consolidata in questo specifico settore di lavorazione. Tutto ciò nella volontà, in più occasioni espressa dal Governo Regionale, di realizzare una mappatura del territorio che testimoni attraverso i manufatti locali, un itinerario ideale con gli altri centri, più noti, del territorio belicino». Gli interventi previsti dal finanziamento sono destinati ad opere strutturali per il miglioramento delle condizioni statiche dell’edificio, il ripristino dell’antico aspetto delle facciate ed una migliore distribuzione e funzionalità degli interni. Obiettivo finale, di cui l’intervento è solo il primo necessario passaggio, è quello di recuperare il laboratorio ad una funzione museale e didattica con carattere interattivo e di restituire alla fruizione pubblica una concreta testimonianza dell’attività produttiva del tempo: l’impianto, infatti, verrà riproposto con la strumentazione in uso durante il suo funzionamento.

(fonte: Ufficio Stampa Regione Siciliana)