La chiedono i familiari dei libici in carcere in Italia in cambio della liberazione dei marittimi dei pescherecci mazaresi.

Sembra complicarsi la vicenda dei due pescherecci mazeresi sequestrati dagli uomini del maresciallo Khalifa Haftar.  Secondo quanto riporta il sito di informazione  Libyan Address Journal,  nei giorni scorsi, a Bengasi, le famiglie dei calciatori libici detenuti in Italia per traffico di esseri umani hanno tenuto una manifestazione di fronte alla “base della marina militare”. In cambio della liberazione dei marinai sequestrati da 14 giorni in Libia, hanno chiesto l’estradizione dei cinque presunti scafisti condannati, nel 2015, a 20 anni di carcere nel nostro Paese per aver causato la morte di 49 migranti, costretti a rimanere nella stiva della nave sulla quale viaggiavano mentre si riempiva di gas di scarico.

Hanno chiesto, secondo quanto riporta il Libyan Address Journal, al comandante dell’autoproclamato esercito libico Haftar, che gli equipaggi dei pescherecci siciliani Antartide e Medinea restino in mano a Bengasi “finchè non saranno rilasciati gli atleti libici”. La manifestazione, a cui hanno preso parte adulti e bambini, è stata documentata con una serie di foto che mostrano cartelli e scritte, in arabo, in inglese ed anche in italiano: “Libertà per i giovani libici”.

Una richiesta che ha il sapore del ricatto ma che non troverebbe, comunque, riscontro nel diritto nazionale ed internazionale. Intanto la vicenda, secondo quanto fatto sapere dal presidente di Agripesca Sicilia Tony Scilla, viene monitorata dalla Farnesina che starebbe trattando il rilascio dei 18 marittimi, di nazionalità italiana e tunisina, fermati il primo settembre scorso a 35 miglia a nord di Bengasi, in una zona di pesca che la Libia considera di propria competenza territoriale. Il sequestro  è avvenuto nel giorno in cui il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva incontrato a  Tripoli il premier Al Serraj, acerrimo nemico di Aftar.

 I marittimi non avrebbero più avuto contatti con i loro familiari a Mazara del Vallo.