La delegazione dei GRUPPI PARLAMENTARI “MOVIMENTO 5 STELLE” DEL SENATO DELLA REPUBBLICA E DELLA CAMERA DEI DEPUTATI,in occasione delle consultazioni (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

La Farnesina sta lavorando per il rilascio dei 18 marittimi

Collegato in video conferenza, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato con le famiglie dei  18 marittimi in stato di fermo, con il sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci e gli armatori. “Massimo impegno del governo per una risoluzione positiva della vicenda dei due pescherecci sequestrati in acque libiche la sera del 1 settembre”. Queste le parole del responsabile della Farnesina che ha anche fatto sapere di aver già sentito il ministro agli Affari Esteri degli Emirati Arabi Abdallah Bin Zaied Al Nahyan, e che parlerà, inoltre, con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Sia gli Emirati Arabi che il Cremlino, infatti,  sono due attori molto influenti nei confronti del governo di Bengasi.

Di Maio, inoltre, ha comunicato ai familiari che sarà convocato un vertice di Governo sulla questione esprimendo loro vicinanza per il difficile momento. Le famiglie, infatti, non riescono da due settimane a parlare  con i loro congiunti.

Il primo settembre scorso, a circa 35 miglia a nord di Bengasi, i pescherecci “Antartide” e “Medinea”, impegnati nella pesca del gambero, sono stai bloccati dagli uomini del generale Aftar.  Tutti e diciotto i marittimi assieme ad alcuni tunisini imbarcati nei pescherecci si troverebbero in una villa mentre i due pescherecci sarebbero ormeggiati nel porto di Bengasi. 

Di Maio ha escluso, infine, che i marinai siciliani sarebbero finiti al centro di una piccola crisi internazionale: nessun ricatto, dunque, smentendo le voci secondo le quali la marina legata all’esercito del generale Haftar, che controlla la zona di Bengasi, avrebbe avuto ordine dal comando generale di non rilasciare i pescatori italiani fino a quando quattro calciatori libici arrestati in Sicilia nel 2015, condannati in Appello per traffico di migranti, non saranno liberati.