Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Trapani e Divisione Anticrimine della Polizia di Trapani hanno confiscato i beni del marsalese Pietro Centonze, 51 anni. Il decreto di confisca, emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, fa seguito al provvedimento di sequestro del febbraio 2017. Centonze, che ha alle spalle diversi precedenti penali, balza agli onori della cronaca per aver favorito la latitanza dei fratelli Giacomo e Tommaso Amato, uomini, secondo gli investigatori, affiliati a Cosa Nostra marsalese. Centonze, ritenuto contiguo alla mafia avrebbe anche svolto il ruolo di prestanome in una impresa di commercializzazione di caffè nell’interesse della famiglia di Marsala, circostanza che gli costò una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Sempre secondo gli investigatori CENTONZE avrebbe svolto il ruolo di cerniera tra la famiglia mafiosa marsalese e quella di Castelvetrano. Fu inoltre processato e assolto, insieme al cugino Domenico Centonze per l’omicidio di due cittadini tunisini avvenuto a marsala nel giugno del 2015. Nell’ambito di quella indagine, nonostante la successiva assoluzione, emerse il grado di pericolosità sociale dei due che furono sottoposti alla sorveglianza speciale. A Pietro Centonze sono stati confiscati beni per un valore di circa tre milioni di euro: 16 beni immobili (tra abitazioni e terreni agricoli), 4 beni mobili registrati (tra auto e moto), 4 società (per la gestione di due bar, due rivendite di tabacchi ed un’attività d’intrattenimento) e 14 tra conti correnti e rapporti bancari di varia natura.