Riflessioni a denti stretti sulle dimissioni da consigliere comunale di Francesca Miceli

Una risposta dovuta e pacata, quella dell’ex parlamentare regionale Camillo Oddo. Risponde a Maurizio Miceli, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, che ieri ha posto l’accento sulla stranezza delle dimissioni di Francesca Miceli dal suo ruolo di consigliere comunale ad Erice.

Gli interrogativi che si pone e pone il portavoce provinciale di Fratelli d’Italia Maurizio Miceli sulle dimissioni della consigliera Francesca Miceli sono interessanti -afferma Camillo Oddo – Il dirigente della destra trapanese pone dubbi sulla scelta della Miceli, perché la scelta scompagina le sue legittime aspettative politiche e mette a rischio la presentazione della mozione di sfiducia. Pone dubbi sulla genesi politica della candidatura e dell’elezione della Miceli. Dubbi seri, concreti, che gli sono però sfuggiti quando la Miceli stava dalla sua parte ed era pronta a firmare e votare la mozione di sfiducia. In questo caso Miceli era pronto a dimenticare tutto, a soprassedere sulla vicinanza della Miceli al signor Pipitone, tirato in ballo quando serve e quando conviene. La firma e l’eventuale voto avrebbero dunque avuto una funzione catartica, di rinascita politica e morale della consigliera dimissionaria. Se fosse rimasta al suo posto – anche se eletta in una lista di maggioranza, elemento politicamente poco etico, visto che Miceli alza la bandiera dell’etica – e se avesse firmato la mozione tutti i dubbi che ora Miceli giustamente pone sarebbero svaniti nel nulla. Una doppiezza politica che non fa onore al portavoce di Fratelli d’Italia e che dimostra, ancora una volta, quanto sia inconsistente la valenza politica di quest’opposizione. E’ condivisibile la sua richiesta di un intervento delle autorità preposte. Non può che essere assecondata e sostenuta. Chiaramente, e Miceli non avrà alcuna remora, è un approfondimento che non deve legarsi soltanto all’episodio che contesta, ma anche ai fatti accaduti prima. Se trasparenza deve essere, non potrà che svilupparsi a 360°. Questo è un modo di fare politica che condannerà la stessa politica all’emarginazione, perché è un tentativo furbesco e propagandistico di affrontare temi che andrebbero discussi con senso di responsabilità e coraggio”.