di Fabio Pace

I comuni di Trapani, Erice, Valderice, le autorità civili e militari, hanno celebrato stamani a Lenzi il 32esimo anniversario della morte di Mauro Rostagno, morto ammazzato per mano mafiosa sulla stradina che conduceva alla comunità Saman. Quel 26 settembre 1988 Rostagno aveva lasciato dieci minuti prima gli studi della emittente televisiva RTC a Nubia. Da quegli schermi Rostagno conduceva ogni giorno una battaglia civile di impegno contro la malapolitica, il malaffare, la mafia: con il suo modo di fare e di dire, ironico, iconoclasta, irridente, con un sorriso sulle labbra disarmante che però rendeva perfino più pesanti e più gravi le denunce che faceva. Lo hanno ricordato con le loro parole il sindaco di Valderice, Francesco Stabile; il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, il prefetto Tommaso Ricciardi. Ciascuno ha voluto fare memoria delle parole di Rostagno, soprattutto di quella epigrafe che il prefetto Ricciardi ha definito il testamento morale di Rostagno: Io sono più trapanese di voi perché ho scelto di esserlo.

I mille volti di Mauro Rostagno: operaio, emigrante, studente, attivista, politico, terapeuta, sociologo, intellettuale

In tutta la sua vita Mauro ha sempre scelto di essere. Di essere coerente con gli ideali che aveva deciso di perseguire, sempre dalla parte dei più deboli. Nato a Torino il 6 marzo 1942. Famiglia operaia, padre e madre, alla Fiat, cresciuto nelle case popolari di via Dante. Alunno inquieto di liceo. Padre e sposo precoce, a soli 18 anni. Emigrante prima in Germania, poi in Inghilterra. A Milano si diploma con l’intento di divenire giornalista. Poi Parigi dalla quale viene espulso dalla polizia, quindi l’esperienza all’Università di Trento, facoltà di sociologia. In una temperie, quella compresa tra il 1966 e 1970, che segnerà la storia del nostro paese… le occupazioni delle università, gli scontri di piazza tra destra e sinistra. La fondazione di Lotta Continua in cui Rostagno ebbe sempre una posizione libertaria, pacifista e contraria a ogni forma di violenza e da cui si allontanò già prima del congresso di autoscioglimento di Rimini. L’esperienza di Macondo: il locale di Milano che fu un’isola di libertà, di sperimentazione intellettuale, di irriverente distacco dai rigori di una società che incasellava e catalogava. L’esperienza politica di dirigente di Lotta Continua, a Palermo, dove si batté per gli ultimi, per quelli senza casa. La candidatura in democrazia proletaria, l’india, gli arancioni, Saman, la teoria dei giochi, la terapia di grupp e il recupero, ancora degli ultimi, i “tossici”. Quindi l’esperienza a RTC, anche qui con l’intento di dedicarsi agli ultimi. I cittadini dell’ultima provincia di questa martoriata terra di Sicilia, i trapanesi intossicati dalla mafia.

Le altre iniziative per Rostagno

Anche il comune di Trapani ha ricordato Mauro Rostagno. Questa mattina, prima della cerimonia a Lenzi, il vicesindaco Vincenzo Abbruscato ha deposto una corona a Piazza mercato del pesce dove alla targa toponomastica ufficiale è stata aggiunta una targa in memoria del sociologo e giornalista che era ormai parte integrante della quotidianità dei trapanesi. Dopo la cerimonia di Lenzi l’associazione “Ciao Mauro”, come ogni anno, si è ritrovata al cimitero di Valderice. Nel rispetto delle norme anticovid, in prossimità delle tombe di Mauro e di Pietro Morici, entrambi vittime di mafia, e dei migranti senza nome morti in mare, artisti e studenti della scuola media Dante Alighieri di Valderice, sparsi e distanziati per non creare assembramenti, hanno reso omaggio a Mauro recitando e suonando frammenti teatrali e musicali.

La vicenda giudiziaria, in attesa della Cassazione

Per l’omicidio di Mauro Rostagno si è in attesa che si celebri il processo in Cassazione il prossimo 27 novembre, data fissata dopo il rinvio nel marzo scorso a causa della emergenza coronavirus. Il 15 maggio del 2014, in primo grado, la Corte di Assise di Trapani condannò all’ergastolo, come mandante, il boss mafioso Vincenzo Virga e come esecutore materiale il presunto killer Vito Mazzara. Sentenza parzialmente riformata nel febbraio 2018 dalla corte d’appello di Palermo che confermò la condanna di Virga e mandò assolto Mazzara non ritenendo sufficienti gli elementi probatori a carico di quest’ultimo. Entrambe le sentenze, di primo e secondo grado, al di là delle singole posizioni dei due indagati, hanno ricostruito in maniera convergente il clima storico e sociale in cui maturò l’omicidio di Mauro Rostagno, attribuendolo alla mafia trapanese. Per i giudici Rostagno nelle sue ricostruzioni giornalistiche aveva cominciato a denunciare rapporti e connivenze tra criminalità organizzata, politica, mondo degli affari e a ricostruire quelle relazioni che la “nuova mafia” del tempo stava allacciando anche in seno alle istituzioni. Per questa ragione è stato fermato la sera del settembre 1988.