Otto anni e sei mesi per Silvana Saguto. Radiata dalla magistratura, adesso la pronuncia di primo grado del Tribunale nisseno certifica che l’ex magistrato avrebbe gestito in modo clientelare l’ufficio principe in Sicilia per le misure di prevenzione, ovvero quello di Palermo. La Saguto avrebbe favorito amici e sodali, in cambio di favori e denaro, nelle nomine degli amministratori giudiziari dei patrimoni sequestrati e confiscati a mafiosi o presunti tali. Su tutti l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, deus ex machina degli amministratori sull’isola, in particolare di quella occidentale. Per lui un anno in meno. Il collegio presieduto da Andrea Salvatore Catalano gli ha inflitto 7 anni e mezzo. Condannato anche un altro “protagonista” delle intercettazioni balzate alle cronache, Carmelo Provenzano. Il docente della Kore di Enna, ed all’occorrenza stratega della comunicazione per la Saguto, è stato condannato a 6 anni e 10 mesi. Uno in meno del marito dell’ex Presidente delle Misure di Prevenzione, Lorenzo Caramma, mentre per il loro figlio, Emanuele, “solo” sei mesi, ovviamente avendo una situazione assai marginale ma decisamente imbarazzante per lo squallore dello spaccato uscito fuori dalle investigazioni con favori che arrivavano, assieme a l’altro figlio Elio, alla miserevolezza di cassette della frutta per il provetto chef piuttosto che “lauree farsa” del primo genito a processo. Sei anni e 2 mesi anche per l’altro amministratore giudiziario Roberto Nicola Santangelo mentre ad un anno e 2 mesi è stato condannato l’avvocato Walter Virga, figlio di magistrato, cui vennero affidati patrimoni per centinaia di milioni, come quello dei Rappa, nonostante la sua giovane età ed una esperienza legale ed amministrativa decisamente modesta. Le condanne sono arrivate anche per altri due altri rappresentanti delle istituzioni, spesso in prima linea nell’antimafia che conta: 3 anni per l’ex Prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, quattro, invece, per il colonnello della DIA Rosolino Nasca. Ma Caltanissetta è stata durissima verso i due principali accusati, Saguto e Cappellano Seminara, anche sul piano patrimoniale; l’ex presidente delle Misure di Prevenzione ha avuto confiscato beni immobiliari per quasi 900 mila euro, compresa la sua abitazione palermitana, mentre all’amministratore giudiziario gli sono stati confiscati beni per un valore di circa 850 mila euro. Insomma, dopo Antonello Montante e tanti altri, rotolano nelle polveri altri due paladini dell’antimafia, invitati ed ossequiati nei soliti convegni autocelebrativi dei cerchi magici che hanno infestato la Sicilia in questi anni per una legalità farlocca – che in pochi hanno avuto il coraggio di denunciare addittati come conniventi di chissà quali ambienti…- servita soltanto per i loro interessi personali, economici o carrieristici poco importa, e che ora, sentenza dopo sentenza, sta emergendo in tutto il suo squallore.