Fratelli d’Italia annuncia la costituzione del circolo “Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse” e la nomina, quale Presidente, dell’Architetto Cristian Farsaci. “Cristian Farsaci conosce perfettamente le problematiche del territorio, ha da sempre contribuito a vivacizzare il dibattito con iniziative culturali, partecipando alle principali piattaforme programmatiche, anche civiche, che sono state organizzate in città!

Ha una lungimirante visione metropolitana di Trapani, quella che oggi dovrebbe ispirare gli amministratori e che trova ampi consensi nell’opinione pubblica.

Se il compito dei partiti, ed in particolare di Fratelli d’Italia, è quello di creare una nuova classe dirigente, non potevamo indicare figura più adeguata, per competenza e spirito di abnegazione. Siamo certi che Farsaci consentirà al partito di crescere e di migliorare la propria azione in città volando alto verso una Trapani finalmente all’avanguardia.

Per questo, insieme ai nostri iscritti, abbiamo deciso di intitolare a Tomaso Staiti di Cuddia Delle Chiuse il circolo, una figura eclettica nel panorama politico che è riuscita a farsi valere per la sua poliedricità e la visione del futuro, mantenendo salde le proprie radici”, così dichiara l’Avv. Maurizio Miceli, portavoce provinciale di Trapani per i partito di Giorgia Meloni.

Accetto onori ed oneri del delicato compito di rinnovare e rafforzare la struttura dirigenziale del partito conferitomi dal portavoce provinciale Avv. Maurizio Miceli.

Affronto l’incarico con la consapevolezza di poter contribuire alla difficile ricomposizione di un’area politica, affinché la destra trapanese torni ad essere davvero protagonista, ricreando un ambiente politico in cui si possa respirare aria di militanza senza interesse, di competenza e passione, valori fondamentali se si vuole ricucire il rapporto tra partiti e cittadini. La vera sfida sarà riconquistare la fiducia di chi non va più a votare, il primo partito in città è l’astensione cioè la rassegnazione, la sfiducia nel futuro.

E’ obbiettivo comune, mio e del Coordinamento, quello di costruire in città un partito plurale, capace di redimere la politica dai suoi vizi e dalle sue incapacità, tentando di creare una nuova primavera che non derivi però da una personalizzazione politica, che in buona misura si prefigura nel leader che finisce per sommare in sé tutto.

Governare le città in questi tempi feroci e poveri è una difficile missione che deve tenere conto dei mutevoli fattori sociali, economici, politici e delle disillusioni di chi in passato aveva creduto, difficoltà che però non deve tramutarsi in facile alibi per gli attuali e futuri amministratori. Trapani è un territorio sbiadito, ormai assuefatto ad una mediocre ordinarietà, prototipo di una città approssimativa in cui l’attuale litigiosa classe politica, abituata a campare di rendita si è ammosciata con il passare del tempo per mancanza di competizione e di idee, generando nella cittadinanza la perdita del senso di comunità.

Sono convinto che sia necessaria una “rivoluzione”, che sia morale, etica e culturale, basata su un processo di crescita democratica, che metta al centro la comunità attraverso i luoghi della partecipazione, le agorà pubbliche o social, una rete tra cittadini, imprese, associazioni, che saranno invitate a dialogare all’unisono in quella che la liturgia politica indica come concertazione istituzionale, un “progetto gentile” con mano leggera e cuore saldo, che entusiasmi tutti nessuno escluso, ma che soprattutto sia capace di restituire dignità alla città capoluogo.

Mi reputo uno dei pochi, che restando, ha consapevolmente accettato i rischi di vivere e lavorare in un territorio che con preoccupante continuità si trova ai margini estremi dei centri economici, culturali e sociali, contribuendo nella professione come in politica e nel civismo, passando per l’associazionismo, nel produrre contributi, idee, legami, mai a fini personalistici ma per puro spirito di comunità. Nella professione come nella vita ho sempre coltivato l’ambizione di andare oltre e questo incarico per me è anche una forma di riscatto, quello di una generazione che si è sentita definire “bambocciona” “schizzinosa” da chi spesso non ha mai avuto autorevolezza per dare lezioni.” Queste le dichiarazioni dell’Architetto Christian Farsaci.