di Mario Torrente

La politica comincia a farsi sentire. La devastazione dei roghi della scorsa estate ha lasciato il segno del patrimonio naturalistico della provincia di Trapani, con migliaia di ettari di vegetazione ridotti in cenere e tantissimi alberi bruciati. Nel caso di Montagna Grande il fuoco ha distrutto un intero bosco. Qui il bilancio è davvero grave, visto che il rogo divampato il 31 luglio si è preso qualcosa come mille ettari di montagna, di cui 800 di area boscata. Un enorme danno in un territorio in cui ci sono sempre meno alberi. E dove tutto continua ad andare puntualmente al fuoco. Uno scempio che continua a suscitare un sempre maggior sgomento da parte dell’opinione pubblica, sempre più attenta e sensibile alle tematiche ambientali, con una crescente richieste di politiche volte da un lato al contrasto degli incendi, individuanto e condannando i responsabili dei roghi, dall’altro alla messa in campo di iniziative volte alla salvaguardia nel patrimonio naturalistico. Tutelado i boschi ed iniziando a piantare nuovi alberi con attività mirate riforestazione. Del resto il bosco di Montagna Grande prese forma negli anni Cinquanta grazie al lavoro a suo tempo svolto dalla Forestale. E per decenni non è andanto a fuoco, diventanto quel meraviglioso polmone verde che era fino a qualche mese addietro anche grazie alla manutenzione svolta dagli operai della Forestale. Settant’anni di lavoro e paziente crescita di alberi andati persi nell’arco di due giorni. Adesso di quel bellissimo bosco non resta nulla. E per riaverlo ci vorrà tempo. E soprattutto la volontà di farlo rinascere con interventi mirati da parte degli enti preposti. Ma serviranno i giusti imput, con scelte che chiamano in causa la politica. E da questo fronte sembra che qualcosa stia iniziando a muoversi. Un primo segnale è arrivatio da Palazzo D’Alì, con una delibera approvata dalla giunta guidata dal sindaco Giacomo Tranchida che porterà intanto alla presentazione di una denuncia formale per accertare le responsabilità di quel terribile rogo e ad una ordinanza che farà scattare il divieto di pascolo, come previsto dalla normativa. Ma con il provedimento l’esecutivo del capoluogo chiama in causa l’Azienda Foreste per mettere in campo le procedure necessarie per la rigenerazione del bosco. Su questo punto è intervenuto il commissario provinciale della Lega Bartolo Giglio, che ha preso posizione sulla recente delibera approvata dalla giunta municipale di Trapani sull’incendio che la scorsa estate ha devastato il bosco di Montagna Grande, sollecitando la deroga per potere intervenire in modo da fare rinascere quello che fino a pochi mesi addietro era un meraviglioso polmone verde.

Con l’atto deliberativo l’amministrazione comunale di Trapani, oltre ad avviare l’iter per la presentazione di una denuncia contro ignoti, disporre il divieto di pascolo e disporre l’aggiornamento del catasto degli incendi, farà dunque partire una formale richiesta per chiedere all’Azienda Foreste di attivare tutte le procedure per fare rinascere il bosco con azioni mirate di rigenerazione della vegetazione, andando in deroga alla normativa che vieta di intervenire nei luoghi interessati dagli incendi per cinque anni. Fermo restando che i tagli in alcune tipologie di piante, come sulle latifoglie, vanno fatti subito gli incendi nel periodo previsto a seconda delle zone e della altitudini, solitamente dai primi di novembre a fine marzo. Il  cosiddetto anno silvano.

Per gli altri interventi, a partire dal taglio delle conifere, come i pini ed i cipressi, deve invece essere chiesta la deroga. Tra le cause che possono fare scattare le autorizzazioni per superare il vincolo quinquennale, ci sono le situazioni di dissesto idrogeologico o la necessità di tutelare “particolari valori ambientali e paesaggistici”. La deroga può essere concessa o dal Ministero dell’Ambiente o dalla Regione, come nel caso di Montagna Grande, come evidenziato dal commissario provinciale della Lega Bartolo Giglio. .

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