Un nuovo traguardo culturale per Alfonso Campisi, trapanese, professore di filologia romanza presso l’università “La Manouba” a Tunisi, dove vive, che nello scorso mese di settembre ha  ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dal Presidente della Repubblica Italiana, per benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere e delle arti. La settimana scorsa, infatti, il prof. Campisi, ha pubblicato a Tunisi, a cura delle Edizioni Arabesques, il suo nuovo romanzo dal titolo “Terres Promises”. Ecco l’intervista:

Perché questo titolo “Terres Promises” che in italiano verrebbe tradotto “Terre promesse”?

Questo è il mio ottavo libro ma il mio primo romanzo che ha sempre lo stesso filo conduttore ritrovabile in tutti i miei libri: dialogo interculturale e emigrazione.

Ogni migrante ha una “Terra Promessa”, non è mai facile lasciare il proprio paese, i genitori, gli amici, i figli, la moglie… E’sempre una scelta molto dolorosa quando non è davvero una scelta.

Nel mio romanzo il titolo è al plurale perché ognuno di noi può avere diverse terre promesse, come nel caso della mia eroina. In questo caso, sto parlando della Tunisia e del Sudafrica.

Perché hai scelto di parlare della Tunisia e del Sudafrica?

La Tunisia è anche il mio paese, un paese al quale sono molto grato, che mi ha accolto, mi ha adottato e ho adottato e mi ha insegnato il rispetto per gli altri senza pregiudizi, differenze religiose o culturali, ma la Tunisia è anche il paese in cui le mie famiglie materne e paterne si erano stabilite già dal 1860, come tantissime altre famiglie trapanesi e siciliane. Essendo anche siciliano, i rapporti tra queste due regioni del mondo sono molto vicini e risalgono a secoli addietro. Il Sudafrica, è un paese che amo particolarmente e da studente universitario in Italia, ho partecipato alle innumerevoli manifestazioni contro l’apartheid ai tempi di Nelson Mandela. Ho anche amici in Sud Africa.

Chi è il personaggio del tuo romanzo?

Si tratta di una ragazza, di classe sociale modesta, che vive sull’isola di Favignana, una piccola isola che fa parte dell’arcipelago delle isole Egadi, situato di fronte alla città di Trapani, in Sicilia. La ragazza si chiama Ilaria, un nome per quell’epoca non proprio tipicamente siciliano, ma piuttosto del resto d’Italia, predestinato, combattente, donna mediterranea in tutta la sua bellezza e splendore. È grazie a questo forte carattere delle nostre donne che le nostre società mediterranee sono state e continuano ad evolversi.

L’uomo è lì, solo per la forma…

Le società siciliane e tunisine sono società matriarcali o falsamente patriarcali, sta a voi scegliere…

Il romanzo si svolge negli anni 44/45, la fine della seconda guerra mondiale, in una parte del mondo molto colpita dalla miseria e dagli eventi bellici. Molti degli uomini hanno già lasciato la Sicilia, migrando negli Stati Uniti, Argentina, Europa, Sud Africa e Tunisia, lasciando le loro mogli e figli e a volte per sempre.

Le donne decidono quindi di lasciare la loro patria e andare a fare fortuna altrove. Ilaria, guiderà questo gruppo di donne in cerca di lavoro in Tunisia, dove si stabilirà, avrà successo e troverà l’amore della sua vita.

Il tuo personaggio, Ilaria, è una donna umile, testarda ma anche molto intelligente, che legge molto, e rifiuta qualsiasi tipo di “convenzioni” impostele da una società ancora abbastanza retrograda e conservatrice come era la società siciliana dell’epoca.

Per questo ho detto che Ilaria è una predestinata, è totalmente in contrasto con tutte le regole assurde che la società siciliana le imponeva all’epoca, soprattutto per una figlia nata da un padre sconosciuto e una madre prostituta analfabeta. Ilaria assume questo grande fardello familiare senza mai scoraggiarsi, rimanendo sempre orgogliosa, senza mai essere schiacciata dagli abitanti e dalla cultura machista dell’isola di Favignana. Resta sempre con la testa alta, fiera, nonostante il passaggio di una terribile tempesta.

Ecco perché divora tutti i libri nella biblioteca del villaggio. Ilaria capisce rapidamente che la chiave del successo è strettamente legata alla lettura, alla formazione di una mente critica e all’educazione più in generale, affrontando le ingiustizie che la vita le ha riservato. È una femminista convinta, proprio come me!

Inoltre, c’è una frase in questo libro, in cui Ilaria dice: “Perché sono costretta a lasciare il mio paese quando i ricchi possono rimanere lì? E dov’è Dio, il protettore dei deboli? Perché tutte queste ingiustizie? »

Una vera déchirure!

Un bellissimo romanzo che ha molte connotazioni storiche, che descrive molto profondamente la situazione della Sicilia dopo la seconda guerra mondiale ma anche i difficili anni di segregazione razziale in Sud Africa. La Tunisia è descritta d’altra parte con una nota positiva, infatti si parla dei momenti bui in Sicilia, in Sud Africa, ma non in Tunisia, il paese del successo per Ilaria. Sei sicuro che non ci sia niente di personale? Ilaria ti assomiglia troppo…

Ottima analisi. È vero, per Ilaria la Tunisia è stata la chiave del successo professionale ma anche della comprensione dell’altro. La Tunisia, mi ha dato l’amore per la scrittura.

La Tunisia all’epoca, ma devo dire anche di oggi, è rappresentata nel mio romanzo come il paese della convivenza interculturale, Inter-religiosa e pacifica tra le diverse comunità. La Tunisia è il paese che ha tirato Ilaria fuori dalla miseria economica ma anche intellettuale.

Pensi che la Tunisia mantenga ancora questa immagine, un paese di accoglienza e di dialogo interculturale?

La mia risposta è sì. È vero che molte cose sono cambiate, come ovunque, ma la Tunisia rimane e rimarrà un paese ospitante, nonostante la crisi economica, una crisi di valori e nonostante alcune correnti oscurantiste che vorrebbero cancellare il carattere mediterraneo e africano di questa terra.

La Tunisia è solare, appartiene alla luce e certamente non alle tenebre e al mondo dei morti!

Ricordiamoci che più di 200.000 siciliani migrarono in Tunisia tra il XIX e il XX secolo, in cerca di lavoro, per sfuggire, alla fame, alla miseria nera e anche alla mafia!

Nel tuo penultimo libro, che é stato un successo “Storie e racconti del mediterraneo, l’emigrazione siciliana in Tunisia tra il XIX e il XX secolo”, parli infatti proprio di questo importante flusso migratorio dalla Sicilia verso la Tunisia. Perché in quel periodo, si scelse proprio di andare in Tunisia?

I siciliani e soprattutto i siciliani della Sicilia occidentale e dell’isola di Favignana, decisero di andare in Tunisia per due motivi essenziali: la vicinanza e il costo basso del trasporto, cos’’ come accade per il personaggio del mio romanzo. Dalle testimonianze che ho raccolto, tanti siciliani non avevano più di cosa nutrirsi e non dimentichiamo che i problemi legati alla criminalità e alla mafia erano anche molteplici. Molti siciliani s’imbarcarono dalle coste siciliane per raggiungere la Tunisia perché disperati e non tutti erano brava gente, te lo posso assicurare! Per molti il modus operandi fu uguale a quello che oggi noi vediamo dalle coste africane alla Sicilia, con imbarcazioni di fortuna, senza documenti d’identità e quant’altro. Ma alla stragrande maggioranza dei Siciliani si deve dare il grande merito di aver costruito la Tunisia e di aver coltivato le grandi estensioni terriere, grazie al duro lavoro.

Oltre ad essere professore ordinario di filologia romanza presso la facoltà di lettere dell’università de la Manuba a Tunisi, sei anche il presidente per il continente africano dell’AISLLI (Associazione Internazionale per gli Studi di Lingua e Letteratura Italiana), e della “Cattedra Sicilia per il dialogo di Culture e Civiltà” e come hai detto sin dall’inizio il filo conduttore di tutti i tuoi libri è il dialogo culturale

Nel 2015, ho fondato la prima cattedra al mondo di “Lingua e Cultura siciliana”, dei corsi di lingua siciliana vengono insegnati agli studenti del master in italianistica nella mia facoltà di lettere a Tunisi. Ma quello che mi tiene a cuore , oltre ad essere la mia sicilianità è anche il dialogo interculturale, che la Sicilia e la Tunisia

incarnano e che oggi più che mai è di fondamentale importanza sia per la riva nord che per la riva sud del Mediterraneo. Il Mediterraneo è forse lo spazio più bello, più diverso ma anche più difficile da comprendere e appartiene a tutti i paesi che vi si affacciano.

Mai avere paura del diverso, dell’altro, perché la diversità è ricchezza e non pericolo. Teniamo sempre presente che per “l’altro”, “il diverso” siamo noi!

Il romanzo sarà venduto in Tunisia, in Francia, in Svizzera, in Belgio e nel Canada francofono, ma chiunque può richiederlo su Amazon o ordinarlo in una qualsiasi libreria. Il libro, è scritto in francese. L’autore spera che sia anche una bella pubblicità per l’isola di Favignana e per tutto il trapanese.

J.C.