Anche la politica nostrana commenta le elezioni negli Stati Uniti dopo che ormai tutti i media americani (compresi quelli più vicini ai Repubblicani come FOX, Wall Street Journal e New York Post) sanciscono la vittoria di Biden, una volta aggiudicatosi la Pennsylvania. Beppe Lumia – ex parlamentare e presidente della Commissione Antimafia sempre molto presente come attività politica nella provincia di Trapani – è un siciliano che conosce bene le dinamiche internazionali dei democratici vista la sua militanza trentennale – fu eletto alla Camera dei Deputati per la prima volta nel lontano 1994 nel collegio di Termini Imerese – nei progressisti. Non ricandidato più nel 2018 per una frattura con Matteo Renzo, oggi commenta i fatti politici nazionali ed internazionali attraverso il blog “progressosocialedemocratico.com”. Ecco il suo commento:

“I Democratici, dopo Obama, tornano alla guida del Paese, più che mai diviso e lacerato, alle prese con sfide da far tremare i polsi ad iniziare dalla gestione di tutti i problemi che ruotano intorno al Covid 19. Lo scontro è stato durissimo tanto che si è registrata una partecipazione al voto sia diretto che per corrispondenza senza precedenti se non nel lontano 1908. C’è stata una mobilitazione straordinaria per la storia elettorale della società americana. Basti pensare al ruolo svolto dal Movimento Black Lives Matter. Ci si interroga molto pure sul piano politico se Biden ha vinto per meriti propri oppure se piuttosto sia stato Trump a perdere. Probabilmente vanno messe in conto entrambe le cose. A tal proposito possiamo porci innanzitutto altre due domande.

1) Biden vince e batte addirittura il record di consensi. Sembrava un classico numero due, un candidato destinato ad una onorevole sconfitta ed è invece diventato “il Presidente”. Sarà capace di essere come Papa Giovanni, all’inizio percepito come un semplice parroco, che riuscì invece a cambiare la storia della Chiesa con l’avvio del Concilio? Nel suo caso, con riforme senza precedenti?

2) Anche Trump ottiene il massimo sul piano del risultato elettorale, ma allo stesso tempo, con le sue scelte populiste/sovraniste estremiste e il suo modo di fare aggressivo e violento sui diritti civili e sociali, ha coagulato contro di sé un’opposizione attiva ancora più vasta. Così alla fine con i suoi eccessi continui non ha dato paradossalmente una mano a Biden?

Adesso altri due spunti di questa lunga contesa così travagliata.

A) Biden vince bene sulla fascia del Pacifico, ricca e innovativa, e si afferma anche sulla parte Atlantica, più benestante; recupera al Sud e in alcuni Stati che i Democratici più di recente avevano perso. Conquista il voto più dinamico: quello femminile e giovanile, del mondo impegnato nel volontariato, nello sport, nell’arte, nella musica. Rimane tuttavia aperta e più che mai attuale la sfida politica di recuperare il consenso del ceto medio-basso, delle aree interne e rurali, del mondo operaio in crisi e di una consistente parte dei latino-americani.

B) Trump tiene e vince negli Stati delle aree interne rurali e tradizionali e continua a prendere ampi consensi in alcuni Stati colpiti dalle crisi industriali. Per i Repubblicani, dopo la sconfitta, si solleva il problema di come liberarsi dell’imbarazzante Trump senza diventare minoritari nel rapporto con la più conservatrice e sofferente società americana e senza che Trump stesso possa dividere e produrre una scissione dal Partito.

Per Biden e la sua prestigiosa vice Kamala Harris, per il Congresso e per il Partito Democratico, che è il momento per affrontare alcune sfide molto complesse, con approcci del tutto diversi da quelli praticati da Trump ma al tempo stesso nuovi ed efficaci in grado di cambiare l’agenda di governo della principale società occidentale a capitalismo maturo.

  • La gestione sanitaria e delle ricadute economiche della pandemia del Covid 19. Trump ha sostanzialmente fallito e fatto del male agli americani. Non sarà facile, come in tutti i Paesi alle prese con la diffusione drammatica del virus, trovare un punto di equilibrio tra la lotta rigorosa al Covid-19, i livelli di cura accessibili a tutti e la tenuta del sistema produttivo.
  • La condizione di povertà del ceto medio-basso rimane il nodo strutturale da sciogliere perché alimenta la crisi economica e sociale e del ruolo della stessa politica. La necessità di promuovere il benessere sociale con redditi più elevati e una produttività più innovativa ritorna al centro delle prossime scelte di governo.
  • Le profonde disuguaglianze sociali, territoriali, di genere e generazionali, rischiano di dividere e compromettere la coesione democratica. Un welfare moderno, affiancato da politiche fiscali e redistributive di nuovo conio, e una crescita sostenibile a livello sociale e ambientale sono ormai non più rinviabili anche negli Stati Uniti.
  • L’integrazione sociale con le varie minoranze, i nodi dell’immigrazione, della sicurezza urbana, delle mafie, dei diritti civili hanno bisogno di impegno costante ed energie superiori.
  • La forza americana nelle innovazioni tecnologiche va senz’altro continuamente alimentata, senza tuttavia travolgere la condizione umana e ambientale della società.
  • In politica estera, per quanto riguarda i rapporti con l’Europa e la gestione dei conflitti attualmente in corso, gli accordi da riprendere sul cambiamento climatico, sui dazi, sul web e sulle relazioni con la Cina e la Russia, occorre trovare percorsi inediti di cooperazione e di pace, che non siano naturalmente rigettati dalla società americana e che consentano di dare una nuova governance alla globalizzazione.

La vittoria di Biden e la sconfitta di Trump in sostanza portano con sé tutta una serie di implicazioni e di esiti da valutare con attenzione e comprendere bene. Può soprattutto diventare l’inizio di un percorso politico e di governo completamente nuovo, tutto da ripensare e riprogettare.”

On. Beppe Lumia