di Fabio Pace

Un gruppo di genitori di alunni della scuola media Antonino De Stefano ha scritto al sindaco di Erice, Daniela Toscano, e al commissario straordinario dell’ASP, Paolo Zappalà, chiedendo la sospensione delle lezioni e la chiusura della scuola. Motivo della richiesta: il timore che all’interno dell’istituto, di tutti i plessi dell’istituto, vi sia e possa ampliarsi un focolaio di contagio del virus Sars Cov 2 che potrebbe essere partito dal Plesso “Gemellini ASTA”. Preoccupazione legittima considerato che il 19 novembre scorso è stata la stessa scuola a certificare, per tramite di comunicazione ufficiale alla sindaca Toscano, che una docente è positiva a covid19. Ma prima di giungere a questa comunicazione ufficiale sono trascorsi più di 10 giorni nel corso dei quali quattro classi sono state poste in quarantena preventiva, poi altre due e forse ancora due, mentre per due settimane dal 3 novembre scorso sulle chat interne di mamme e papà degli alunni sono corse notizie vere, notizie false, oscure previsioni, caute preoccupazioni, accelerazioni e rallentamenti emotivi, difficili da gestire per chi teme per la salute dei propri figli.

Andiamo con ordine: il 3 novembre una docente si allontana da scuola, si sente male. Non accade nulla in assenza di una accertata positività. E non accadrà nulla fino all’11 di novembre, data in cui la madre di una alunna di questa docente comunica che la figlia è positiva al test antigenico per covid19. All’indomani, 12 novembre, la scuola fa sanificare il plesso, invia comunicazione all’ASP di una alunna positiva al tampone rapido e informa il personale docente e ATA perché firmi la dichiarazione che nelle 48 ore precedenti ciascuno abbia rispettato le procedure di tutela sanitaria. Per l’alunna si dispone la didattica a distanza. Nel frattempo nel pomeriggio del 12 un altro alunno della stessa classe risultava positivi al test antigenico. Anche questo caso all’indomani, il 13 novembre, viene segnalato all’ASP. Il 14 novembre, dopo 11 giorni, arriva finalmente la comunicazione ufficiale della docente che comunicava di essere stata posta in isolamento domiciliare obbligatorio da parte dell’ASP. Domenica 15 un’altra alunna della stessa classe dei due precedenti alunni risulta positiva al test antigenico. Il 16 la scuola comunica a tutti i genitori di quella classe la sospensione delle attività didattiche in presenza e l’attivazione della DAD.

Fin qui la sequenza dei fatti. Premesso che essere infettati e infettare non è una colpa ma una circostanza, rileviamo un corto circuito cronologico e burocratico. La docente che ha lasciato la scuola il 3 novembre con sospetti sintomi della malattia covid19 solo il giorno 14 novembre ha la certificazione della positività, e nel frattempo tre alunni sono risultati infettati, circostanza scoperta solo grazie allo scrupolo dei genitori che hanno fatto somministrare loro i test rapidi. Secondo elemento di corto circuito: la scuola può dare comunicazione di positività di un dipendente solo dopo che ciò sia reso ufficiale dalla ASP di riferimento. Insomma il sospetto non basta e le chat tra genitori non possono assumere il crisma della ufficialità. Conclusioni. Ciascuno ha le sue ragioni, non intendiamo giudicare. Ma una certezza l’abbiamo: il virus se ne frega della burocrazia, delle certificazioni, delle carte bollate, della privacy, delle procedure e corre veloce, più veloce delle comunicazioni ufficiali.