Dalla Sicilia alla Polonia, sui diritti delle donne non un passo indietro!

Si svolgerà domani a Palermo un presidio sotto il consolato polacco per ribadire che l’aborto dev’essere libero per tutt*, ovunque. Da quasi un mese in Polonia ci sono stati scioperi e rivolte a causa dell’inasprimento della legge sull’aborto. L’aborto è legale in Polonia da 30 anni solo in 3 casi “estremi”:
-Nel caso in cui la gravidanza rappresenti una minaccia per la vita o la salute della donna;
– Nel caso in cui esista un’alta probabilità di malattia del feto che ne minaccia la vita della donna;
– Nel caso in cui esista un giustificato sospetto che la gravidanza sia derivata da un atto non consensuale.
I dati ufficiali fanno emergere un numero di aborti all’anno che non rispecchia il numero reale delle donne che scelgono di abortire. A fronte di 1000 aborti registrati si stima che siano circa 150.000 gli aborti eseguiti ogni anno in Polonia illegalmente o fuori dal paese. Oggi il governo Polacco mette in atto ulteriori restrizioni alla possibilità di abortire e tantissime donne sono scese in piazza per rivendicare il diritto a decidere sul proprio corpo e sulla propria vita.
Il tema del diritto all’aborto torna ad essere al centro delle lotte delle donne: anche in Italia, come nel resto del mondo dalla Polonia all’Argentina, tale diritto è nei fatti negato dall’obiezione di coscienza.
Ad oggi registriamo una media nazionale del 70% di obiezione di coscienza tra i ginecologi ospedalieri, con picchi fin oltre il 90% nel centro-sud. Il dato della Sicilia è tra i più preoccupanti, con l’87% di obiezione (a Messina 35 obiettori su 36 medici) che costringe i pochi non obiettori a una media giornaliera di quasi due interventi a testa. Gli ostacoli alla salute riproduttiva femminile sono la parte più nitida e ingiuriosa del fenomeno, che si inserisce in un’offensiva a largo spettro contro i diritti delle donne attraverso azioni sconcertanti, non ultima la delibera approvata dal consiglio comunale della città di Marsala che modifica e sostituisce la dicitura “prodotti abortivi” con “bambini mai nati”; istituendo così l’omonimo Registro nel quale annotare un nome di fantasia per il feto.
Le ripercussioni sono chiare e si traducono con la condanna pseudo morale ed etica di tutte le donne che hanno deciso di abortire e di avvalersi di un diritto sacrosanto, quello di scegliere, di interrompere legalmente una gravidanza non voluta.

‘Riteniamo che impedire di esercitare il diritto di scelta e all’autodeterminazione delle donne – dicono dall’associazione ‘Non una di meno’ – sia una chiara e palese forma di violenza del sistema patriarcale che subiamo quotidianamente e contro la quale è necessario, oggi più che mai, scendere in piazza. Per questo all’ interno della settimana di mobilitazione contro la violenza di genere, abbiamo deciso di attraversare uno spazio pubblico per manifestare contro gli obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche e aprire un dibattito necessario su come andare oltre la mera difesa della legge 194.