53 anni fa  il  terremoto che distrusse la Valle del Belice.

Un territorio ferito che dopo 53 anni attende ancora di ultimare la ricostruzione. Era la notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, quando  una scossa violentissima, seguita da altre scosse, sconvolse diversi centri della Sicilia occidentale, compresi tra le province di Trapani ed Agrigento. Più di 300 morti ed interi paesi rasi al suolo. Da Gibellina a Poggioreale, da Salaparuta a Montevago. 

Dopo le operazioni di verifica dei danni, dopo circa due anni inizia la programmazione degli interventi di ricostruzione. La mancanza della protezione civile, che sarà istituita soltanto nel 1992, rallenta un iter  complesso  che necessita di un adeguato coordinamento tra tutte le forze in campo per la gestione emergenziale, ad iniziare dal soccorso alle popolazioni colpite.

Con l’arrivo dei primi stanziamenti, molti paesi vengono ricostruiti altrove anche se per decenni restano impresse nell’immaginario collettivo le baracche di eternit che hanno ospitato gli sfollati. Restano i vecchi centri fantasma distrutti e i nuovi centri da ultimare con opere di urbanizzazione primaria, come fognature, rete idrica e strade, e di edilizia privata.

Ad ogni anniversario del terremoto, promesse di impegno da parte delle istituzioni politiche per ultimare la ricostruzione. Dalle parole, però, non sono seguiti i fatti. Solo proclami o poco più. Nulla in confronto agli stanziamenti statali per il terremoto dell’Irpinia del 1980 o del Friuli del 1976.  Da 53 anni il Belice è un territorio ancora a metà che trova in se stesso, soprattutto attraverso la cultura,  la speranza e la forza di rifiorire. Servirebbero circa 300 milioni di euro per completare la ricostruzione. L’ultima delusione per i 21  sindaci della valle è di poche settimana fa quando hanno saputo dopo la pubblicazione della Legge di Bilancio 2021 che non era stata  alcuna misura a sostegno del Belice.  Un’amara sorpresa- ha spiegato il primo cittadino di Partanna, Nicola Catania- dopo aver lavorato per più di un mese intero con riunioni, tavoli di confronto e videoconferenze con l’Ufficio legislativo del Ministero delle Infrastrutture. “Abbiamo assistito – ha detto Catania – a quella che possiamo definire l’ennesima messinscena che mortifica le nostre popolazioni e i diritti acquisiti e mai realmente rispettati”.

Nonostante la delusione e le restrizioni imposte dal Covid,  il Coordinamento dei sindaci della Valle del Belìce ha  comunque organizzato delle manifestazioni per commemorare il cinquantatreesimo anniversario del terremoto . Domani alle ore 17.30 si incontreranno in maniera virtuale, sulla piattaforma Zoom e in diretta facebook sulla Pagina Comune di Partanna, Sindaco e Giunta assieme a tutti i sindaci del Coordinamento, il Presidente della Regione e il Viceministro delle Infrastrutture. Un’occasione per parlare dei problemi ma anche per rendere onore alle le vittime e fare memoria, per tenere vivo il ricordo di quel disastro, affinché le nuove generazioni guardino al futuro avendo consapevolezza del passato e di quei tristi momenti che hanno segnato la storia di  quel territorio.