di Fabio Pace

I consiglieri comunali ericini Simone Vassallo e Angela Maria La Porta hanno presentato una mozione con la quale chiedono all’amministrazione l’istituzione di un premio intitolato alla memoria di Pietro Ermelindo Lungaro, da assegnare ogni anno alla persona che si è particolarmente spesa sul territorio a favore dell’integrazione, combattendo ogni espressione di discriminazione. Vassallo (primo firmatario della mozione) e La Porta si dicono colpiti dagli «insulti gratuiti rivolti alla senatrice a vita Liliana Segre, deportata ad Auschwitz e sopravvissuta all’olocausto» e dalle «immagini in cui in alcuni Comuni italiani qualcuno si rende protagonista di saluti fascisti nella giornata della memoria». L’intitolazione di un premio che richiami la memoria di Pietro Ermelindo Lungaro, martire delle fosse Ardeatine appare dunque per Vassallo e La Porta una risposta di civiltà e di esercizio di buona memoria al «perdurare di atteggiamenti di odio, di discriminazione e alla deriva culturale, che sembra ancora più in crescita con l’avvento dei social networks» cui si assiste in tutto il Paese. Per i due consiglieri ericini il premio “Pietro Lungaro: una vita per la libertà” «rappresenterebbe un nuovo segnale dopo l’approvazione all’unanimità del Consiglio comunale della cittadinanza onoraria a Liliana Segre».

Pietro Ermelindo Lungaro, lo ricordiamo, fu uno dei cittadini italiani ucciso dai nazisti alle fosse Ardeatine. Ericino, classe 1910, vice brigadiere della Polizia svolse, grazie al suo ruolo, la funzione di agente di collegamento tra le cellule della nascente resistenza romana. Fu arrestato poche settimane prima dell’azione dei GAP in via Rasella e torturato nella famigerata prigione fascista di via Tasso. Finì subito nelle liste delle persone da fucilare in rappresaglia dell’agguato partigiano. A Lungaro fu conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare, alla memoria con la seguente motivazione: “Arrestato per aver svolto attività patriottica, sopportava impavido i rigori di dura prigionia e stoicamente subiva torture. Barbaramente trucidato, immolava la sua giovinezza per le maggiori glorie della Patria e della Libertà. Fulgido esempio di cosciente ardimento, di fede assoluta nei destini della Patria, di piena dedizione alla sua causa”.