Agonia di un piccolo pensatore di sinistra, di Giacomo Bonagiuso

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Gentile Direttore,
scrivo da cittadino di un mondo che a quanto pare non esiste più. Un mondo in cui i valori di parte (che poi vennero bannati da un sistema che insieme ai muri picconò anche ideologie e idee) erano non solo legittimi quanto necessari alla democrazia dell’alternanza.

Quella che oggi invece vige è una democrazia dell’emergenza in cui non esiste più destra, sinistra, centro, ma non come categorie di localizzazione geopolitica, ma come contenitori di idee: il cattolicesimo, liberale, sturziano, moroteo, il socialismo, il comunismo persino, o il fronte sociale di destra.

Oggi, invece? Che cosa esiste, oltre la cricca per far carriera, avere aiutini e appaltini? Per far parte del giro, come usa dire…

Ma il cuore di questa mia lettera, e non si spiega altrimenti il motivo di scrivere una lettera, è personale. Oh sì. Non oggettivo, come oggi sembra essere di moda, ma soggettivo.

Oggi, in questo snodo in cui sembra che solo Mario Draghi sia tutta la bontà di un sistema politico italiano, in cui i ministri tacciono perché davvero minuscoli di fronte ad un iceberg del genere, mentre quindi nella incapacità geberale di trovare un altro nome, tutti lo vogliono al Colle, e se fosse possibile clonarlo, anche ovunque, io, elettore moroteo, che avevo nella cornice del cattolicesimo sturziano di sinistra (orgogliosamente di sinistra) la mia cornice ideale, io, adesso che faccio?

Spiego, Direttore: io che una cornice ideale la avevo e sapevo bene con chi stare e chi evitare, politicamente si intende, adesso che divento? Un indeciso? Un misto? Un costruttore? Un utile idiota? Un Mastella o un Bertinotti qualunque?

Spiego ancora, Direttore, adesso eleggeranno Draghi al Quirinale. Sicuramente Draghi non clonerà se stesso alla guida del Governo. Forse si voterà. Incredibile. Si voterà. Non subito, perché la responsabilità dei politici lo eviterà? L’attaccamento alla…patria? Bene. Tra poco. E quindi?

Ora che le inchieste mostrano come Beppe Grillo usasse il suo telefono come i cattivi politici italiani della prima repubblica, e anche peggio; ora che sappiamo che Conte andò in cattedra con il suo maestro in commissione, come quasi ogni bravo professore universitario italiano, e che Casalino pilotava la stampa come ogni “voce dal sen fuggita” degli anni ottanta e novanta; ora che sappiamo che il Movimento Cinque Stelle ha fallito ovunque, da Roma a Castelvetrano, passando per la lattina di tonno di Montecitorio, che a quanto pare era di qualità pinne gialle, ora che da Casaleggio a Grillo tutto è peggio di Renzi, addirittura, e del  renzismo dei faraoni siciliani, politicamente (si intende) più destra che centri, più berluschino che Natta; ora che tutto ciò si consuma sulle ceneri della bianca balena, e che da Bersani a Letta è tutto un coro di accordi con le stelle cadenti di Grillo dal telefono troppo sporco e Conte dalla carriera troppo democristiana, che persino Lancet giudica un incapace, uno che vorrebbe stare altrove, mentre altrove c’è solo Salvini e la mummia di Silvio, che fa? Si astiene? Si contiene? Si spurga? Si dimette? Si crema?

Ecco Direttore, vorrei chiarire questo, in attesa di una sua gradita ed eventuale illuminante dritta, vorrei chiarire ai miei futuri figli, che mi dimetto, da una politica simile, mi dimetto. Perché quando leggo e scrivo che la politica è lo specchio del paese, no, non ci sto, come ululava Scalfaro. O il mio specchio è magico, o io sono un po’ meglio di così.

Per cui le scrivo a carattere personale che mi dimetto. Da cosa? Già. Da cosa. Non sono nessuno. Cavolo. Ah sì. Mi dimetto da elettore di centro sinistra se la mia unica ragione di vita polituco-ideale è una alleanza con il Movimento 5 Stelle che ha sdoganato la violenza, i vaffa, i leoni da tastiera, i no tav, no vax, no tutto, pro scie chimiche, parlateci di Bibbiano, pidioti,, occhieggiando ad un mondo che no, nel mio specchio non solo non c’è, ma non ci deve oroprio entrare.

Non dirò che vista l’indulgenza recente del PD con i voti di protesta, io voterò Lega. Non le dirò questo. Ma che mi dimetto dalla complicità ad un simile a corso, sì. E perchè glielo scrivo? Perché ho tanto studiato nella vita, Direttore, e ho capito che a volte bisogna fallire e perdere, per restare buoni e dalla parte giusta. Che oggi non è più a destra i sinistra, ma un po’ più in alto.
La ringrazio della eventuale ospitalità,
un ex elettore di centro sinistra. 

Giacomo Bonagiuso